Teheran presenta una roadmap per mettere fine al conflitto e sbloccare le rotte marittime. Il presidente Pezeshkian ribadisce a Fox News: «Niente bomba atomica, la guerra ci è stata imposta».
Un’iniziativa in sette tappe per fermare le ostilità, riaprire le rotte commerciali strategiche e riavviare i colloqui sul programma nucleare. È la proposta avanzata dall’Iran, rivelata dal New York Times sulla base delle dichiarazioni rilasciate dal ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, durante una conferenza stampa a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La proposta in 7 giorni e il nodo delle midterm USA
Il piano delineato da Araghchi si fonda sull’intesa preliminare già siglata dalle parti lo scorso giugno. L’obiettivo prioritario è consentire il ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz al termine della prima settimana di applicazione, a patto che vengano rispettate precise garanzie.
«Abbiamo trasmesso una proposta agli Stati Uniti attraverso canali intermediari», ha spiegato il capo della diplomazia iraniana. «Se le condizioni pattuite saranno soddisfatte, lo Stretto di Hormuz riaprirà alla fine del settimo giorno e i negoziati potranno riprendere». Araghchi ha inoltre sottolineato l’opportunità di raggiungere un intesa prima delle imminenti elezioni di midterm negli USA.
Pezeshkian a Fox News: «Nessun riarmo nucleare»
Parallelamente, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è intervenuto ai microfoni dell’emittente statunitense Fox News per fare chiarezza sulle intenzioni strategiche del Paese. Rispondendo a una domanda diretta del giornalista Bret Baier riguardo al possesso di armi atomiche, Pezeshkian ha smentito categoricamente qualsiasi piano di riarmo: «Assolutamente no. Il nostro stimato leader supremo ha ribadito più volte che la bomba atomica è contraria ai nostri principi religiosi ed è illegale».
Analizzando l’escalation militare nella regione, il presidente iraniano ha poi attribuito la responsabilità del conflitto alle azioni di Israele, pur ribadendo la volontà di Teheran di fermare i combattimenti: «Nessun essere umano dovrebbe causare la morte di un altro. Questa guerra ci è stata imposta dalle provocazioni israeliane, ma noi non desideriamo continuarla. Ora spetta all’America decidere se mettere la parola fine».
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