Un lieve calo statistico non cancella i divari strutturali del Paese: oltre 14 milioni di persone vivono sotto la soglia minima di sussistenza o in forte difficoltà economica. A pagare il prezzo più alto sono famiglie numerose, minori e lavoratori a basso reddito.
Un Paese che fatica a risalire la china e nel quale il lavoro, da solo, non basta più a garantire un tenore di vita dignitoso. È questo lo spaccato che emerge dagli ultimi dati Istat sul benessere economico delle famiglie in Italia. Sebbene l’incidenza della povertà assoluta registri una leggera flessione sul piano statistico, la platea dell’indigenza resta drammaticamente ampia: sono 5,4 milioni gli individui (pari al 9,3% della popolazione, organizzati in oltre 2,1 milioni di nuclei familiari) che non riescono ad accedere a un paniere di beni e servizi essenziali per la sopravvivenza.
A questi si aggiungono quasi 8,7 milioni di persone (pari a oltre 2,8 milioni di famiglie) che si trovano in condizioni di povertà relativa, vivendo con risorse inferiori alla media nazionale e continuamente esposte al rischio di scivolare nell’indigenza totale al primo imprevisto economico.
Il divario Nord-Sud e il fattore abitativo
La mappa della vulnerabilità ricalca le storiche fratture geografiche e demografiche del Paese. Il Mezzogiorno rimane l’area più colpita, con 813 mila famiglie in povertà assoluta (il 9,6% del totale, contro il 6,3% registrato al Centro). Nonostante la lieve flessione percentuale, nel Sud cresce l’intensità della povertà: la distanza tra il reddito medio delle famiglie indigenti e la soglia minima si è ampliata, segnalando un impoverimento ancora più marcato per chi già versa in condizioni di disagio.
Accanto alla spaccatura territoriale emerge l’impatto dei costi abitativi nelle grandi città. Nelle aree metropolitane, l’elevato costo della vita e degli affitti spinge la povertà tra le famiglie con minori al 13,4%, un valore nettamente superiore a quello riscontrabile nei piccoli comuni.
Famiglie numerose, figli e stranieri: chi soffre di più
La composizione del nucleo familiare si conferma uno dei principali fattori di rischio:
- Numero di figli: L’incidenza della povertà assoluta schizza al 19,2% tra i nuclei con 5 o più componenti e tocca il 17,7% tra le coppie con almeno tre figli.
- Monogenitori: Più di una famiglia con un solo genitore su dieci (11,5%) vive sotto la soglia di povertà.
- Minori coinvolti: Sono 1,13 milioni i minori che crescono in condizioni di deprivazione materiale assoluta.
- Cittadinanza: Il divario si fa profondo tra le famiglie di soli italiani (5,9% di incidenza) e quelle composte interamente da cittadini stranieri, dove il dato sale al 29,4% (31,4% se sono presenti figli minori), complice la concentrazione in occupazioni precarie o a bassa qualifica.
Anche la formazione scolastica gioca un ruolo cruciale di protezione: l’indigenza si attesta al 4,4% per chi possiede almeno un diploma, mentre sale ad oltre il 12% tra chi ha conseguito soltanto la licenza elementare o media.
Il paradigma del “lavoro povero” e le pensioni basse
Il dato forse più allarmante riguarda la trasformazione del mercato del lavoro: avere un’occupazione non è più garanzia di stabilità economica. Il 7,7% degli occupati vive in povertà assoluta, con una quota che tra gli operai raggiunge il 14,3% e tra i dipendenti in genere si attesta all’8,5%. Buste paga alleggerite dall’inflazione, contratti a tempo determinato e orari ridotti involontari impediscono a milioni di lavoratori di far fronte alle spese quotidiane.
A completare il quadro è la condizione di molti anziani: secondo le ultime rilevazioni Inps, oltre 4,5 milioni di pensionati percepiscono un assegno inferiore ai 1.000 euro al mese, rappresentando più di un quarto dell’intera platea dei pensionati italiani.
Il dibattito politico
I dati riaccendono lo scontro politico sulle misure di contrasto alle disuguaglianze. Dall’opposizione arrivano critiche all’esecutivo per l’abolizione del Reddito di cittadinanza, il mancato recepimento del salario minimo e i tagli alla spesa sociale, giudicati insufficienti a proteggere le fasce più deboli. La sfida per la politica economica resta quella di coniugare interventi di sostegno diretto alle famiglie con riforme strutturali capaci di rilanciare i salari e la crescita occupazionale nel Mezzogiorno.
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