L’eterna giovinezza non è più solo una fantasia da romanzo di fantascienza o un’esclusiva dei miliardari della Silicon Valley.
Per il presidente russo Vladimir Putin è diventata una vera e propria priorità strategica di Stato. Il Cremlino ha infatti messo sul piatto ben 26 miliardi di dollari per finanziare un mega-piano scientifico mirato a sconfiggere l’invecchiamento cellulare e contrastare il declino psicofisico.
Il programma, battezzato ufficialmente “Nuove Tecnologie per la Conservazione della Salute”, è nato in sordina nel 2024 ma ha subito una massiccia accelerazione, trasformandosi in una missione nazionale dai contorni tanto ambiziosi quanto discussi.
I primi indizi di questa ossessione erano emersi lo scorso settembre a Pechino. Un microfono rimasto aperto aveva catturato una camminata privata tra Vladimir Putin e il leader cinese Xi Jinping. “Una volta si moriva a 70 anni, adesso dicono che a 70 anni sei ancora bambino” aveva ironizzato Xi. La risposta di Putin fu netta e quasi profetica: “Alcuni prevedono che entro questo secolo sarà possibile vivere fino a 150 anni. Oggi si può ringiovanire e magari vivere per sempre”.
Quella che allora era sembrata una battuta o un delirio di onnipotenza tra autocrati, oggi si è rivelata la linea guida di un investimento faraonico.
I laboratori e gli scienziati russi coinvolti nel progetto si stanno concentrando su alcune tecnologie biotecnologiche di frontiera:
- Biostampa 3D di tessuti vivi: I ricercatori russi hanno annunciato progressi significativi nella stampa di cartilagine umana e persino della ghiandola tiroidea di un topo. L’obiettivo finale, dichiarato per il 2030, è arrivare alla sostituzione completa degli organi umani danneggiati o invecchiati con repliche stampate in laboratorio.
- Xenotrapianti con maialini nani: Il piano prevede lo sviluppo e la coltivazione di organi umani compatibili all’interno di mini-maiali geneticamente modificati, pronti per essere trapiantati in caso di necessità.
- Terapie geniche cellulari: Un team selezionato sta studiando trattamenti genetici per rallentare l’orologio biologico a livello molecolare, bloccando il decadimento cellulare dei tessuti e del cervello.
A dimostrazione di quanto il Cremlino consideri cruciale questa missione, la gestione del progetto è stata affidata alla cerchia più ristretta del Presidente.
A supervisionare i programmi di genetica legati allo Stato c’è Maria Vorontsova, endocrinologa e figlia maggiore di Putin, nonché co-fondatrice del colosso farmaceutico Nomeko. Accanto a lei si muove il fisico Mikhail Kovalchuk, storico capo dell’Istituto Kurchatov, il centro di ricerca nucleare di epoca sovietica, e fedelissimo dello zar. Proprio Kovalchuk ha recentemente confermato ai media russi che “la capacità di riparare l’uomo aumenterà senza dubbio in futuro”, pur mantenendo una cauta riserva sull’uso della parola “immortalità”.
L’obiettivo ufficiale del programma entro la fine del decennio è ambizioso: “salvare” 175.000 vite rallentando l’invecchiamento e curando le patologie croniche legate all’età.
Tuttavia, le voci critiche e gli analisti internazionali non hanno potuto fare a meno di notare una macabra coincidenza: la cifra di vite che il Cremlino spera di salvare entro il 2030 equivale quasi esattamente alle stime delle perdite umane subite dai militari russi nel conflitto in Ucraina. Per molti, il piano serve anche a mascherare un drammatico inverno demografico che la Russia sta affrontando, esacerbato dalla guerra.
Con questa mossa, Putin lancia ufficialmente il guanto di sfida ai magnati della Silicon Valley come Jeff Bezos e Sam Altman, trasformando la “Longevity Economy” nell’ennesimo terreno di scontro geopolitico.
Resta da vedere se la biologia risponderà ai comandi dello zar o se la natura, come sempre, presenterà il suo conto.
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