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L’Ultimatum fantasma: Cronaca di una rimpastone municipale svanito al primo caffè

Last updated: 11/02/2026 8:20
By Sergio Cirlinci 145 Views 7 Min Read
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Ecco un raccontoo semiserio, tra il pirandelliano e il fantozziano, di una mattinata qualunque a Caltanissetta, dove il confine tra sogno e realtà è sottile quanto l’asfalto di una strada comunale.

Il Sindaco, chiamiamolo per comodità “L’Ottimista di Palazzo”, si è svegliato con il sole nel cuore e con il solito entusiasmo.

La città lo aspetta, pensa lui, la città lo ama, si sussurra allo specchio mentre prova il suo sorriso smagliante, quello delle grandi occasioni, quello che dovrebbe illuminare anche i vicoli più bui del centro storico.

Esce, cammina a passo svelto, pronto a distribuire strette di mano come fossero caramelle.

Ma l’aria è strana, saluta un anziano seduto sulla panchina:“Buongiorno caro concittadino”. Riceve in cambio uno sguardo strano e ai suoi occhi incomprensibile.

Se sopra la testa del pensionato potesse apparire una nuvoletta da fumetto, il testo sarebbe inequivocabile: “Ma ci voli faccia a ridiri… tantu iddru è friscu e serenu, ca a fini misi i sordi ci arrivano.”

Il Sindaco prosegue, imperterrito. Incrocia una signora con la spesa: “Tutto bene, signora?”. Lei risponde con un monosillabo più freddo del ghiaccio di un freezer.

Nella mente della donna scorrono diapositive ad alta risoluzione: buche profonde come crateri lunari, erbacceche ormai hanno sviluppato una propria coscienza politica e che manca l’acqua. Strada facendo incrocia degli studenti universitari che nel rispondere al saluto gli ricordano che sulla facciata della ex Banca d’Italia c’è ancora il cartello “VENDESI” mentre nel locale dell’ex bar Romano è stato rimesso il cartello “AFFITTASI”, “Tranquilli ci stiamo lavorando” è la risposta. Nel mentre passa una macchina e abbassando il finestrino chiede “scusate per il policlinico?’”.

A questo punto capisce che non è giornata e turbato da questa inaspettata “brezza” mattutina umana, il Primo cittadino si rifugia a Palazzo.

Ecco che allora cerca conforto tra i suoi fedelissimi, quelli che il caffè glielo portano già zuccherato.“Ragazzi, fuori c’è un’aria pesante. La gente non ride…”

La risposta arriva immediata, accompagnata da una pacca sulla spalla e una risatina di sufficienza: “Futtitinni! Sono i soliti quattro che ancora non hanno capito che hanno perso. Non si rassegnano. Pensa se c’erano loro… staremmo peggio”

Ma lui, per un barlume di sensibilità o forse solo per un eccesso di caffeina, era già al terzo, non si convince. Apre i social, legge le mail, e convoca i responsabili. Sindaco, stiamo provvedendo”, dicono in coro, con la stessa enfasi di chi promette di mettersi a dieta il lunedì dopo Pasqua.

Incoraggiato da un impeto di eroismo notturno, il Sindaco esce in incognito a mezzanotte,senza luci della ribalta, la realtà è nuda: inciampa in un tombino ribassato, rischia di cadere per una basola sollevata, evita per un pelo un cespuglio che lo saluta per nome e realizza l’amara verità: “I cittadini hanno ragione”.

Tornato in ufficio l’indomani, prova a fare la voce grossa. Ma la risposta dei suoi è il capolavoro del cinismo burocratico: “Stai tranquillo, tanto anche se sistemiamo queste cose, ne troveranno altre di cui lamentarsi. È lo sport nisseno”.

È qui che scatta la scintilla. Il Sindaco batte i pugni sul tavolo: “O cambiate passo entro una settimana, o andate a casa tutti, e basta con certe uscite isolate, che non ci fanno fare bella figura e diventano pure dei boomerang”.

L’effetto è immediato, ma non quello sperato. Non si mettono al lavoro per far partire i lavori, ma si attaccano ai telefonini e fanno partire i messaggi su WhatsApp tutti dallo stesso tono “ci vuol mandar a casa”.

Ed ecco che il cellulare del primo cittadino comincia ad essero sommerso da una valanga di messaggi:

“Fai quello che vuoi, ma il mio assessore non si tocca”… “Ricordati che il mio ti ha portato un sacco di voti”…”Se cade lui, cadi tu.”..etc. etc..

L’aria si è fatta pesante e mentre il cellulare continua a ricevere messaggi, lui, mette una sedia dietro la porta per bloccarla e in un crescendo di dignità istituzionale, prende la penna e firma. “Tizio revocato, Caio revocato, Sempronio revocato e via con altri.

Uno dopo l’altro, gli inefficienti, pare tutti, vengono rispediti a fare i cittadini comuni, quelli che inciampano nelle buche. Un gesto catartico, una vera rivoluzione…finalmente.

DRIIIN…. la sveglia suona. Il Sindaco apre gli occhi, guarda il soffitto e sente un peso sollevarsi dal petto. “Nessun ultimatun, non ho revocato nessuno, nessuna notte tra le erbacce, nessuna guerra con i portatori di voti”. Tira un sospiro di sollievo immenso:“Meno male, era solo un incubo”.

Si alza, indossa il vestito buono e ritrova il suo sorriso smagliante davanti allo specchio.

È pronto per uscire e tornare a ignorare il malcontento con la serenità di chi sa che tanto le lamentele ci saranno sempre e comunque, ma stavolta entra direttamente a Palzzo per non incontrare il lamentoso di turno.

Per il Sindaco è stata una brutta nottata ma con un bellissimo risveglio, per i nisseni, purtroppo era solo un sogno e che per rispondere e risolvere quanto lamentato c’è tempo. Ad Maiora

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