Il premier spagnolo sfida i sondaggi e convoca le elezioni anticipate per il 29 novembre dopo l’esplosione delle proteste di piazza e lo strappo in Parlamento sugli affitti.
Un nuovo azzardo politico o l’ennesima prova di resilienza? Pedro Sánchez ha scelto la strada più radicale: azzerare la legislatura con nove mesi di anticipo e riconvocare gli spagnoli alle urne il prossimo 29 novembre. La decisione, maturata al termine di un weekend di intense consultazioni e comunicata a Re Felipe VI, arriva a margine dell’esplosione della tensione sociale e del blocco parlamentare sui decreti per l’emergenza abitativa.
La miccia: il caso “Maricarmen” e la piazza che protesta
L’effetto domino che ha portato allo scioglimento delle Cortes è partito dalle immagini, diventate virali in tutta la Spagna, di Maricarmen Abascal: un’anziana di 87 anni portata via in barella dal suo appartamento nel quartiere Retiro di Madrid, occupato da 70 anni, dopo che la proprietà aveva quintuplicato l’affitto da 500 a 2.650 euro.
L’episodio ha trasformato una rabbia sopita in un’ondata d’indignazione nazionale. Tra il 2 e il 3 ottobre oltre mezzo milione di persone sono scese in piazza a Madrid, mentre le proteste hanno toccato più di 50 città. Si sono avuti momenti di forte tensione:
- Madrid: Focolai di scontro a Puerta del Sol, dove le forze dell’ordine hanno dovuto respingere gruppi di estrema destra intenti a provocare i manifestanti.
- Valencia: Scontri sotto il Palau de Les Arts segnati da lancio di lacrimogeni e proiettili di gomma, con un bilancio di 9 agenti feriti e 5 arresti.
- Barcellona: Cortei imponenti al grido di “Maricarmen, non sei sola!”, invocando lo sciopero generale.
L’affossamento dei decreti e la mossa del premier
La piazza si è subito trasformata in una paralisi istituzionale. Al Congresso, il blocco compatto formato da Partito Popolare (PP), Vox e dai 7 deputati catalani di Junts per Catalunya ha affossato i due decreti “Maricarmen”, pensati dal governo per stabilizzare i canoni di locazione e bloccare gli sfratti.
Anziché cercare una mediazione orizzontale o temporeggiare, Sánchez ha scelto di rilanciare per incanalare la spinta popolare verso le urne, annullando persino la sua presenza al vertice Med9 di Spalato per concentrarsi sul voto. L’obiettivo dichiarato del premier socialista è chiedere agli elettori “una maggioranza più ampia per piegare le élite” e superare il veto delle opposizioni.
Le forze in campo: sondaggi, frammentazioni e il fattore piazza
Mentre la Spagna entra ufficialmente in una campagna elettorale lampo di 54 giorni, il quadro politico appare in fermento:
- Il blocco dei conservatori (PP e Vox): Il Partito Popolare guidato da Alberto Núñez Feijóo guarda all’appuntamento elettorale forti di un vantaggio di circa 6 punti nei sondaggi sul PSOE. “Finalmente saranno gli spagnoli a decidere — ha dichiarato Feijóo —, la scelta è tra corruzione e decenza”. Senza la maggioranza assoluta, tuttavia, il PP dovrebbe necessariamente cercare un’alleanza con l’ultradestra di Vox, il cui portavoce José Antonio Fuster preferisce però mantenere la cautela ricordando le rimonte a sorpresa già firmate da Sánchez nel 2023.
- La sinistra a caccia d’autore: A sinistra del PSOE si lavora per contenere la frammentazione. I ministri di Sumar valutano la leadership della ministra della Sanità Mónica García, mentre resta da sciogliere il nodo dei rapporti con Podemos, che spinge per l’organizzazione di primarie aperte a metà ottobre.
- I sindacati e la minaccia dello sciopero: L’imminenza del voto non sembra aver placato le organizzazioni di base. I sindacati dei inquilini (Sindicat de Llogateres) e le principali sigle nazionali, CCOO e UGT, hanno confermato la volontà di procedere con uno sciopero generale di 24 ore nel corso dell’autunno per pretendere interventi immediati sui costi degli alloggi.
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