Città del Vaticano . A un anno esatto dalla sua elezione al Soglio Pontificio e in concomitanza con il 135° anniversario della storica enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, Papa Leone XIV ha promulgato la sua prima Lettera Enciclica: «Magnifica Humanitas – Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale».
Un documento di ampio respiro che affronta quella che viene definita come la vera “questione sociale” del nostro tempo.
Oltre la Tecnica: Un Vocabolario dell’Umano.
Il dato più sorprendente emerso dalla pubblicazione del testo, composto da cinque capitoli, risiede in una netta inversione di tendenza rispetto alle aspettative del mondo tecnologico: pur recando l’Intelligenza Artificiale nel sottotitolo, il Pontefice ne fa un uso terminologico estremamente parsimonioso.
Nel testo, infatti, la parola “dignità” ricorre ben 101 volte e l’espressione “bene comune” compare 61 volte, a fronte di pochissime menzioni dirette dei tecnicismi informatici.
Questo scarto lessicale rivela la tesi centrale dell’Enciclica: non si tratta di un trattato sulla tecnologia, bensì di una strenua difesa dell’essere umano contro il rischio di una sua “riduzione tecnica”.
Il Papa confessa di non temere la macchina in sé, quanto piuttosto il rischio “che l’umanità perda la propria intrinseca bellezza”, ossia quella capacità relazionale, affettiva e spirituale che nessun algoritmo potrà mai replicare.
Il Bivio Contemporaneo: Tra Babele e la Città SantaPapa Leone XIV introduce l’analisi di questo mutamento d’epoca ricorrendo a due potenti immagini bibliche: la Torre di Babele e la ricostruzione di Gerusalemme guidata da Neemia.
L’umanità contemporanea, di fronte alle “res novae” digitali, si trova a un autentico bivio.
Da un lato vi è la tentazione di innalzare una nuova Babele: una costruzione tecnologica grandiosa, mossa unicamente da criteri di efficienza, prestazione e profitto esasperato, in cui l’uomo viene progressivamente ridotto a mero dato, funzione o informazione monetizzabile. Dall’altro, vi è l’invito a edificare la “Città Santa”, intesa come modello di civiltà dell’amore, in cui la tecnologia diviene uno strumento sussidiario per sanare le fratture sociali, promuovere il dialogo multilaterale e far fiorire le comunità locali.
“La macchina non ha un corpo, non fa esperienza del dolore, non ama e non possiede una coscienza morale. Per questo motivo, i processi decisionali automatizzati non possono sostituirsi al discernimento e al cuore dell’uomo, specialmente quando è in gioco la vita, la giustizia o il destino dei popoli”
Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas
L’Atto di Accusa: Colonialismo Digitale e Algoritmi di Guerra
L’Enciclica non risparmia parole di severa denuncia etica e geopolitica verso le derive del cosiddetto “paradigma tecnocratico”.
Il Papa solleva con urgenza la questione del potere e dei monopoli digitali: oggi immense infrastrutture di calcolo e il controllo dei dati personali sono concentrati nelle mani di pochissimi attori privati transnazionali.
Questi colossi aziendali, osserva il Santo Padre, esercitano un’influenza e un potere di condizionamento spesso superiori a quelli dei singoli governi democratici.
Viene formalmente condannato il “colonialismo digitale”, una dinamica predatoria che estrae e si appropria delle informazioni personali trasformando l’esistenza intima dei singoli in asset commerciali sacrificati sull’altare del profitto.
Tale pervasività si riflette pesantemente sulla manipolazione dell’opinione pubblica, sulla polarizzazione sociale e sull’erosione della verità oggettiva, rendendo i confini tra reale e simulato sempre più labili.
Un capitolo di drammatica rilevanza è dedicato alla dottrina della pace. Papa Leone XIV dichiara esplicitamente superato il concetto tradizionale di “guerra giusta” nell’era tecnologica.
Di fronte all’automazione bellica e alla prospettiva di affidare la scelta di esercitare la forza letale ad algoritmi e sistemi autonomi, il Pontefice lancia un appello perentorio: “La tecnologia va disarmata”.
Il controllo umano deve restare assoluto e non negoziabile. L’Appello alla Dottrina Sociale e la Prospettiva FuturaLungi dall’assumere una posizione luddista o di chiusura preconcetta verso l’innovazione, la Chiesa, ribadisce il Papa, desidera “entrare con umiltà e franchezza nei tavoli di conversazione globali sull’Intelligenza Artificiale2.
La Dottrina Sociale della Chiesa viene offerta come un pensiero vivo e dinamico, capace di estendere i suoi storici capisaldi (bene comune, solidarietà, sussidiarietà) anche ai beni immateriali, includendo gli algoritmi e il software tra i beni a destinazione universale.Il testo si conclude con un vibrante mandato rivolto sia alla comunità ecclesiale sia alle istituzioni civili: l’imperativo morale di questo cambiamento d’epoca è «rimanere profondamente umani», vigilando affinché il progresso scientifico sia sempre finalizzato allo sviluppo umano integrale e alla custodia del creato, impedendo che la tecnica diventi il nuovo idolo a cui sacrificare la dignità dei più deboli.
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