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Marina Castiglione, “Il Lapidarium Luigi Guglielmo Moncada:Una mostra permanente da cui ripartire”

Last updated: 09/01/2026 8:53
By Redazione 193 Views 7 Min Read
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Giorno 20 dicembre è stato inaugurato il Lapidarium di Palazzo Moncada, in quell’ala che per anni è stata destinata ad Ufficio Tributi. Il Palazzo ritorna ad avere, così, una sua piena integrità culturale e gli viene, per la prima volta nei suoi quasi quattro secoli di storia, restituita una identità anagrafica: chi lo ideò e finanziò, quando, come. Il più importante edificio pubblico cittadino, infatti, mancava di un’area dedicata al Palazzo stesso e alla sua conoscenza storico-architettonica, uno spazio, cioè, che “presentasse” ai visitatori la fantasmagoria dei suoi mensoloni antropomorfi (precedenti persino a quelli tardobarocchi iblei), la presenza della famiglia Moncada a Caltanissetta e il suo rilievo nel concepirla come città moderna. Dopo il riuso in ambiti civili e i rischi di abbattimento degli anni Settanta, nonché il lungo periodo dedicato al recupero e restauro degli ambienti e dei grandi saloni, la sistemazione dello slargo antistante, finalmente oggi il Palazzo può cominciare a godere di una centralità culturale di cui sinora ha difettato.

L’ideazione del progetto del riuso della nuova ala si deve all’associazione Alchimia che, nel 2018, la presentò per il Bilancio partecipativo comunale in collaborazione con la ProLoco, ottenendo l’aggiudicazione delle somme pubbliche, con164 voti dei cittadini nisseni. Il progetto vincitore, a differenza di altri proposti in quegli anni e in quelli successivi, ha determinato un investimento che resterà nel patrimonio collettivo attraverso una esposizione museografica permanente, supportata da un comitato scientifico e dallo studio di anni di documentazione d’archivio e studi iconografici. La mostra, suddivisa in quattro sezioni (la famiglia Moncada; Caltanissetta e i Moncada; il Palazzo, tra edificazione e restauro; i mensoloni antropomorfi), si completa con un allestimento sulla Via siciliana del gesso (progetto della stessa associazione Alchimia, finanziato per Agrigento Capitale della Cultura 2025, https://viasicilianadelgesso.it/) e i ritratti dei nisseni illustri del pittore Francesco Guadagnuolo.

L’associazione Alchimia aveva già varato, all’epoca, un itinerario di Museo moncadiano diffuso, e oggi, dopo ulteriori e significative esperienze, ha costruito una rete interistituzionale che collega e connette le Città moncadiane di Sicilia (https://www.cittamoncadiane.it/), nella prospettiva di un qualificato itinerario turistico-culturale.

A distanza di sette anni, tra non poche difficoltà e ostacoli, oggi il nucleo museografico permanente del Lapidarium si mostra alla città in un momento in cui le altre strutture culturali vivono un deficit di interesse, investimenti, fruizione. Caltanissetta non ha più un museo civico da decenni; il Museo Archeologico Regionale risulta chiuso per lavori da tre anni e al momento non se ne conosce la data di riapertura; il Museo mineralogico e paleontologico della Zolfara, ubicato in locali di proprietà del Libero Consorzio Provinciale, vive in una dimensione scolastica e di aperture su richiesta; l’Antiquarium di Gibil Gabib soffre della stessa sorte degli adiacenti scavi archeologici e di quelli di Sabucina, ossia il dimenticatoio. Non soltanto un turista che venga in città non ha più nessuno scrigno storico da aprire, ma non trova neanche il centro Michele Abbate attivo sotto nessuna forma e il Centro espositivo d’arte contemporanea (ex rifugio di salita Matteotti) anziché vivere nei colori, negli scambi tra avanguardie e laboratori d’arte, risulta chiuso o affidato sporadicamente e per breve tempo a qualche associazione. Lo stato di salute dei luoghi cittadini della cultura è stato messo amaramente sotto i riflettori da un libro-denuncia dell’associazione SOS Sicilia centrale, alla cui presentazione però nessun amministratore è intervenuto, se non per responsabilità, almeno per curiosità.

La mostra permanente di Palazzo Moncada, potrebbe configurarsi come l’occasione per un rilancio collettivo dei luoghi della cultura cittadini ripensando alla distribuzione e fruizione delle collezioni del Palazzo, ma soprattutto come il primo gradino di un faticoso risveglio. Perché l’idea stessa di fruizione non rimanga chiusa tra le mura del Palazzo, occorre che essa interagisca con altre proposte culturali e altri spazi di rivitalizzazione (la Biblioteca, innanzitutto; ma anche la casa natale dello scultore Michele Tripisciano; il Teatro Regina Margherita affidato ad una lungimirante e prestigiosa direzione artistica; l’emeroteca in corso di ristrutturazione dell’ex scuola Luigi Monaco; il piccolo e prezioso nucleo dell’archivio scolastico della scuola San Giusto; ecc.). Non servono, quindi, 375 mila euro per rilanciare il turismo natalizio (con quali risultati?), vetrofanie polverose ed elargizioni mordi e fuggi, ma fondi che garantiscano gestioni continuative, con turni di apertura, pulizia e mantenimento del dovuto decoro, visione collaborativa e attivazione di canali che portino qualità di conoscenza e apertura verso gli altri territori. Si mettano, dunque, in campo le forze culturali e artistiche della città in una programmazione di interventi strutturali armonici, stabili e utili, sfruttando al meglio il Bilancio partecipativo come laboratorio proficuo di idee condivise e patrimonializzabili.

Marina Castiglione

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