Sergio Mattarella compie 84 anni
Gli ultimi dieci li ha trascorsi al Quirinale, postazione strategica per garantire la stabilità di un Paese attraversato da frequenti tempeste politiche.
Il presidente ha saputo mantenere salda la barra delle istituzioni democratiche ed è per questo che oggi gode della fiducia del 73% degli italiani, un consenso che nessun altro può vantare.
E’ un consenso “di pelle”, che dell’uomo premia – oltre che le idee – la fermezza gentile.
Dicono i sondaggi che il 60% apprezza il costante richiamo di Mattarella ai valori della Costituzione, che è evidentemente percepita come un ancoraggio per tempi difficili o incerti.
Nel ruolo di garante, Mattarella ha dimostrato che la sostanza è forma: ha saputo essere punto di equilibrio tra istituzioni, mediatore nelle crisi più acute, voce autorevole nei momenti di maggiore tensione sociale.
Ma oggi c’è un motivo in più per rallegraci di avere Sergio Mattarella al Quirinale ed è il suo autorevole e fermo europeismo, merce sempre più rara in un Paese dove forti sono le suggestioni della post-politica inaugurata da Trump.
Di fronte a un governo amico del tycoon – più per ragioni ideologiche che per una presunta realpolitik– da tempo il capo dello Stato ricorda i doveri e i vantaggi che derivano dal nostro ruolo di fondatori dell’Unione; l’ultima volta pochi giorni fa quando ha richiamato tutti all’ordine chiedendo l’attuazione di quel Trattato del Quirinale che vincola Francia e Italia a politiche di collaborazione rafforzata.
Più o meno il contrario dell’approccio che Giorgia Meloni ha nei confronti di Macron (peraltro ripagata con la stessa moneta).
Ma anche in questo caso il vero interlocutore di Mattarella – più che il governo – è il comune sentire dei suoi concittadini, influenzati da anni di predicazioni sovraniste su temi cruciali come l’immigrazione, la transizione ecologica e i vincoli ambientali, i valori di Ventotene, il multilateralismo.
Quando parla Mattarella, ritroviamo la bussola che temevamo smarrita. Auguri, presidente.
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