ROMA – Un fronte comune europeo solleva la voce sulla crisi in Medio Oriente, accendendo i riflettori sulla Cisgiordania, definita ormai in una fase di grave deterioramento. I leader di Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno rilasciato una dura nota congiunta indirizzata direttamente al governo israeliano, chiedendo un’inversione di rotta immediata sulle politiche abitative e di sicurezza nei territori occupati.
Al centro del documento ufficiale vi è la richiesta perentoria di porre fine all’espansione degli insediamenti e all’estensione dei poteri amministrativi da parte di Tel Aviv. I quattro Paesi firmatari esigono inoltre che venga garantita la piena responsabilità per le violenze perpetrate dai coloni a danno della popolazione locale, che si indaghi in modo trasparente sulle accuse mosse contro le forze di sicurezza israeliane e che vengano revocate le pesanti restrizioni finanziarie che stanno soffocando l’economia palestinese e l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).
”La violenza ha raggiunto livelli senza precedenti”
I leader europei non usano mezzi termini per descrivere lo scenario attuale: “Negli ultimi mesi la situazione in Cisgiordania è peggiorata significativamente. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti”, si legge nel comunicato. Secondo le cancellerie di Roma, Parigi, Berlino e Londra, l’attuale linea d’azione dell’esecutivo israeliano starebbe minando alla radice ogni residua stabilità geopolitica nell’area, allontanando definitivamente le prospettive di pace.
Il richiamo al diritto internazionale è netto: “Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali”. La dichiarazione pone un accento particolarmente critico sul progetto edilizio denominato “Area E1”, una zona strategica alle porte di Gerusalemme. “Lo sviluppo dell’insediamento E1 dividerebbe in due la Cisgiordania e costituirebbe una grave violazione delle norme internazionali”.
A questo proposito, l’asse europeo lancia un severo monito anche al mondo industriale e finanziario: “Le imprese non dovrebbero partecipare alle gare d’appalto per la costruzione di insediamenti nell’area E1 o in altri insediamenti. Dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali” legate al rischio di complicità in violazioni del diritto internazionale.
Il no fermo ad annessioni e sfollamenti
La nota assume toni ancora più duri nel passaggio dedicato ad alcune frange estremiste della politica israeliana: “Ci opponiamo fermamente a coloro, compresi i membri del governo israeliano, che sostengono l’annessione e lo sfollamento forzato della popolazione palestinese”. Un chiaro segnale di sbarramento diplomatico contro le dichiarazioni della destra ultranazionalista che siede nell’esecutivo di Tel Aviv.
Nel testo viene infine ribadito l’appello a rispettare la storica custodia hashemita (affidata alla Giordania) sui Luoghi Santi di Gerusalemme e i tradizionali accordi sullo status quo.
L’obiettivo finale: due Stati per due popoli
La linea strategica dei quattro grandi Paesi europei rimane ancorata alla diplomazia multilaterale delle Nazioni Unite. Il documento si chiude infatti riaffermando un “incrollabile impegno per una pace globale, giusta e duratura, basata su una soluzione negoziata a due Stati”.
La visione finale condivisa da Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna auspica il ritorno a una roadmap che veda “due Stati democratici, Israele e Palestina, vivere fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri e riconosciuti”, in piena conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
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