La strategia della distrazione di massa è un classico della politica, e Giorgia Meloni sembra averla interiorizzata alla perfezione.
Trovatasi di fronte alla pressante questione del potere d’acquisto e dei salari fermi che tormenta milioni di lavoratori italiani, la presidente del Consiglio ha scelto la via della proiezione esterna: lanciare una dura requisitoria contro i “burocrati” di Bruxelles per evitare di dover rispondere delle risposte che mancano sul fronte interno.
L’occasione per il palcoscenico è stata l’assemblea generale di Confindustria. Davanti alla platea degli industriali, la premier ha cavalcato l’assist ideale per riproporre il vecchio canovaccio sovranista.
L’Unione Europea, a suo dire, si sarebbe trasformata in un “gigante burocratico” incapace di agire con pragmatismo.
La ricetta della leader di Fratelli d’Italia per l’Europarlamento e la Commissione è tanto semplice quanto perentoria: “L’Europa faccia meno e meglio”, concentrandosi sulle grandi sfide strategiche anziché normare ogni minuscolo dettaglio della vita produttiva e quotidiana dei cittadini.
Se la retorica sulla “burocrazia soverchiante” di Bruxelles riscuote sempre un facile successo di pubblico, soprattutto nei contesti confindustriali, il vero elefante nella stanza rimane un altro: la stagnazione dei salari in Italia.
Le opposizioni e i sindacati non hanno tardato a far notare come l’affondo europeo della premier sia in realtà un paravento per coprire il vuoto pneumatico dell’azione di governo sulle politiche salariali.
Mentre l’inflazione e i rincari continuerodere il potere d’acquisto dei cittadini, un problema sottolineato a più riprese dalle stesse associazioni di categoria che vedono frenare la domanda interna, l’esecutivo preferisce deviare il focus del dibattito.
Di un piano strutturale per il salario minimo non si parla più, le misure sul cuneo fiscale vengono vissute come palliativi temporanei e l’adeguamento delle retribuzioni reali resta una chimera.
Un cantiere anti-burocrazia per nascondere i ritardiPer dare concretezza al suo attacco, Meloni ha rilanciato proponendo un “cantiere comune contro la burocrazia” da attivare in Italia, promettendo riforme radicali per snellire i servizi che non funzionano.
Una mossa che punta a stringere un patto d’acciaio con il mondo delle imprese, ma che lascia del tutto scoperti i lavoratori dipendenti e le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese.
La narrazione governativa, insomma, prova a spostare l’asse dello scontro: non è il governo che non riesce a far crescere i salari, ma è l’Europa con i suoi lacci e lacciuoli a impedire all’Italia di correre.
Una narrazione che scarica le colpe oltreconfine, ma che difficilmente potrà bastare a riempire i carrelli della spesa degli italiani, costretti a fare i conti con una realtà ben diversa da quella descritta dai palchi della politica.
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