La corsa al Quirinale, le spine interne all’area conservatrice, i rapporti internazionali e i dossier più caldi della politica interna. Ospite della trasmissione 10 Minuti su Rete 4, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni traccia la rotta dell’esecutivo e lancia messaggi chiarissimi, sia all’establishment politico sia a chi, a destra, minaccia di indebolire la coalizione di governo.
Infrangere il tabù del Colle
Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda la Presidenza della Repubblica. La premier contesta apertamente la narrativa secondo cui la massima carica dello Stato debba essere una prerogativa esclusiva di una sola area politica. “È vero che per un certo establishment è ‘orribile’ la possibilità che ci sia un presidente della Repubblica non di sinistra — ha dichiarato Meloni —. Ma le cose possono cambiare e lo dimostrerebbe infrangere anche questo tabù, perché chi non è di sinistra non è figlio di un dio minore”. Un messaggio che sa di rivendicazione identitaria e politica, aprendo scenari futuri in vista della successione al Colle: “Dipenderà dagli italiani”, ha chiosato.
L’affondo contro Vannacci: “Vuole solo distruggere”
Se il fronte progressista rimane l’avversario naturale, Meloni non risparmia parole durissime nei confronti del generale Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale, posizionandoli di fatto sullo stesso piano delle opposizioni parlamentari. “Non vedo differenze con altre opposizioni”, ha sentenziato la leader di Fratelli d’Italia, aggiungendo una riflessione amara ma netta sulla stabilità strategica dell’area di destra: “Difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere”.
Nel corso del colloquio, Meloni ha toccato anche il tema dell’immigrazione, offrendo la sua interpretazione sul concetto di “remigrazione” sollevato dal dibattito politico: “Per come lo interpreto io, si tratta di rimpatri volontari assistiti. E già li facciamo. Ci si mette d’accordo con i migranti per rimandarli a casa. Lo fa lo Stato, l’UE, l’UNHCR. Il problema vero sorge con chi non se ne vuole andare, ed è lì che la questione diventa un tantino più complessa”.
Politica estera e asse con Macron
Sul fronte internazionale, la premier ha voluto respingere le etichette geopolitiche e chiarire i rapporti con i partner europei e atlantici. “Non sono antiamericana oggi e non ero inginocchiata ieri — ha scandito con fermezza —. Credo in un Occidente unito e che l’Italia sia più forte al suo interno”.
Fari puntati anche sul recente vertice bilaterale con Emmanuel Macron, smentendo le voci di gelo o tensioni personali con l’inquilino dell’Eliseo: “Non ho mai litigato con Macron. Abbiamo rapporti franchi: a volte siamo d’accordo, a volte no, ma quello che abbiamo fatto è stato un buon vertice. Siamo due persone che difendono il proprio interesse nazionale ma che sanno lavorare insieme”.
Legge elettorale e la replica sul Covid
Infine, una battuta sulla riforma della legge elettorale (“La politica non è mai aritmetica, è osteggiata da chi non ha mai vinto”) e un ritorno polemico sulla gestione della pandemia. Meloni ha difeso la necessità di fare piena luce sui contratti della passata stagione emergenziale: “Merita l’attenzione di un giornalista il fatto che si dica che sono state date commissioni per milioni di euro di soldi degli italiani per importare con gara diretta dalla Cina mascherine farlocche, mentre c’era gente che faceva tutti i sacrifici possibili per salvare gli italiani dal Covid”.
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