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Nonni con la valigia: La Sicilia non è più un paese per vecchi. Caltanissetta solo nel 2023 ha perso circa 16.500 persone

Last updated: 14/03/2026 11:35
By Sergio Cirlinci 80 Views 6 Min Read
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L’ultimo presidio delle tradizioni si arrende. Non partono più solo i giovani laureati, ora il Mezzogiorno perde anche i suoi anziani, costretti a inseguire figli e servizi efficienti verso il Nord.

Il ritratto della Sicilia, un paradiso di sole, buon cibo e vita lenta per pensionati, si sta sgretolando sotto i colpi della realtà.

Le ultime analisi della Svimez rivelano un fenomeno silenzioso ma devastante.

L’esodo dei settantenni, quelli che una volta erano le radici profonde delle comunità meridionali sono diventati i “nonni con la valigia”.

Tra il 2002 e il 2024, il numero di anziani che, pur mantenendo formalmente la residenza al Sud, vive stabilmente al Centro-Nord è quasi raddoppiato, passando da 96mila a oltre 184mila.

Non si tratta di numeri isolati, ma di un fenomeno a specchio, ogni quattro giovani che emigrano, una famiglia di anziani tende a seguirli.

Negli ultimi tre anni, 45mila giovani hanno lasciato la Sicilia, ora, i loro genitori e nonni stanno chiudendo le case per non restare soli.

Le cause di questa fuga sono intrecciate e mettono a nudo le fragilità del sistema meridionale.

Nelle zone interne, lo spopolamento ha reso la socialità un miraggio. Gli anziani si spostano al Nord per ricongiungersi con figli e nipoti, trasformandosi in ammortizzatori sociali, aiutano con i bambini e sostengono l’economia domestica dei figli in città dove il costo della vita è spesso proibitivo.

Superata una certa soglia d’età, il clima mite non basta più se mancano ospedali e assistenza domiciliare. La mobilità sanitaria dalla Sicilia verso il Nord è costata, solo nel 2024, circa 240 milioni di euro in rimborsi ad altre regioni. Chi può, sceglie di vivere dove i servizi pubblici funzionano.

L’addio dei nonni non è solo un dramma affettivo o culturale, è un collasso economico, si perde capitale umano, quello dei giovani e si perdono consumatori, gli anziani.

Le pensioni maturate al Sud vengono spese altrove, finanziando paradossalmente l’economia delle regioni settentrionali. È un travaso di risorse che impoverisce ulteriormente il tessuto commerciale e sociale dell’isola.

La narrazione della “Sicilia” isola felice da fiction televisiva si scontra con i ritardi del PNRR sulla sanità territoriale.

I dati specifici per Caltanissetta, derivanti sempre dal Rapporto SVIMEZ 2025 e dai focus locali sullo spopolamento, delineano una situazione critica per il capoluogo e la sua provincia, spesso definita tra le più colpite dal declino demografico in Sicilia.

Ma ecco i punti chiave emersi per il territorio nisseno:

–Saldo migratorio negativo: Caltanissetta contribuisce al bilancio negativo della Sicilia, che nel solo 2023 ha perso circa 16.500 persone per trasferimenti interni verso altre province o regioni, pari a un tasso del -3,4 per mille.

–Spopolamento strutturale: I dati del 2025 su Caltanissetta sono descritti come “impietosi”, con un calo demografico che alimenta un circolo vizioso tra povertà crescente, riduzione dei servizi e peggioramento della qualità della vita.

–Fuga dei giovani e laureati: In linea con il dato regionale, che vede la perdita di 7.000 laureati in un anno, la provincia di Caltanissetta soffre di un forte drenaggio di capitale umano under 35 verso il Centro-Nord e l’estero.

–Indice di vecchiaia: Storicamente, la provincia ha visto un’impennata di questo indice, passando da 66 (nel 1991) a quasi 120 già dieci anni fa, una tendenza che le proiezioni SVIMEZ confermano in ulteriore peggioramento a causa del “degiovanimento”.

–Proiezioni 2050: Per l’intera Sicilia si prevede una perdita di 859.000 residenti entro il 2050. In questo scenario, le province dell’entroterra come Caltanissetta sono considerate le più vulnerabili al rischio di desertificazione umana.

La politica è chiamata a un intervento urgente, senza investimenti reali su mobilità interna e servizi di cura, il “diritto a restare” rimarrà uno slogan vuoto.

Se in nostro territorio smette di essere un luogo accogliente per chi ha costruito la sua storia, significa che il patto sociale si è rotto.

Giovani e anziani chiedono la stessa cosa, un territorio che offra opportunità di realizzazione e, soprattutto, dignità nella cura. Ad Maiora

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