Nuova e preoccupante escalation di tensioni nel Medio Oriente. A poche ore dai fragili tentativi di distensione e dalla sigla dei recenti memorandum, il governo di Teheran ha annunciato ufficialmente la chiusura immediata dello Stretto di Hormuz al transito di tutte le navi commerciali e petrolifere.
Le motivazioni di Teheran: “Violati gli accordi”
Secondo quanto comunicato dai portavoce iraniani, la drastica decisione rappresenta una risposta diretta ai recenti raid aerei condotti dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) nel sud del Libano. Teheran accusa esplicitamente Israele di aver violato i termini dei delicati accordi internazionali di tregua faticosamente promossi nelle ultime settimane. Ad esacerbare gli animi si aggiunge la denuncia da parte delle autorità libanesi circa l’uccisione di un proprio soldato regolare a seguito di un bombardamento israeliano.
“La controparte deve adottare le misure necessarie il prima possibile, altrimenti l’intero accordo sarà definitivamente compromesso”, ha ammonito il portavoce iraniano, precisando che il proseguimento dei negoziati per un accordo finale sul nucleare resta strettamente subordinato al rispetto delle clausole del memorandum d’intesa.
La mossa dell’Iran congela di fatto l’ottimismo espresso nei giorni scorsi dalla Casa Bianca, che aveva dato per imminente la completa riapertura del braccio di mare e la libera navigazione delle petroliere.
Il Vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, è intervenuto sulla questione spiegando ai microfoni di Fox News che, sebbene non vi siano ancora riscontri oggettivi e definitivi su un blocco materiale e totale del transito, la situazione resta critica a causa della presenza segnalata di numerose mine navali nelle acque dello Stretto.
Per cercare di disinnescare la crisi e salvare i canali diplomatici, l’amministrazione statunitense ha inviato in Svizzera gli emissari speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, attualmente impegnati sul campo in frenetici colloqui d’emergenza con i rappresentanti di Teheran per il dossier nucleare e la sicurezza marittima.
La decisione di bloccare lo Stretto di Hormuz – un’arteria commerciale nevralgica attraverso cui transita circa un quinto del fabbisogno mondiale di petrolio – rischia di innescare immediate ripercussioni non solo sulla stabilità militare della regione, ma anche sui mercati energetici globali. Nel frattempo, l’alleanza europea (con Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia in prima fila) resta in allerta, avendo precedentemente manifestato la disponibilità a collaborare a una complessa operazione di bonifica e monitoraggio delle acque del Golfo.
La diplomazia internazionale si trova nuovamente a correre contro il tempo per evitare che la “guerra fredda” e i raid incrociati tra Israele, Libano e Iran si trasformino in un nuovo conflitto aperto su larga scala.
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