Il Palazzo dei Normanni trema sotto i colpi di un video che sta facendo il giro del web. Il deputato regionale Ismaele La Vardera ha deciso di dire la sua su quello che definisce un “sistema scandaloso” di assunzioni all’interno di un ente che beneficia di cospicui finanziamenti della Regione Siciliana.
Con il suo stile comunicativo diretto, l’ex “Iena” non ha usato giri di parole. In aula ha snocciolato un elenco di parenti illustri che avrebbero trovato collocazione nell’ente sotto accusa:
– Mogli di deputati in carica.
– Figli di sindaci del territorio.
– Generi e altri congiunti legati a doppio filo con la politica regionale.
“Uno scandalo clamoroso”, lo definisce La Vardera, che ha già depositato la richiesta di un’audizione urgente in Commissione e sollecita l’intervento degli organi competenti per fare luce sulla trasparenza di queste assunzioni.
Nel video che accompagna la denuncia, colpisce il passaggio in cui il deputato chiede ironicamente scusa a sua moglie. Il motivo? Non averle mai trovato un posto “comodo” tramite i canali della politica, sottolineando per contrasto la condotta di quei colleghi che, invece, avrebbero trasformato gli enti finanziati dal pubblico in un ufficio di collocamento per il proprio albero genealogico.
L’Ombra del Dubbio: L’Elenco è Davvero Completo?
Se da un lato il coraggio di fare nomi e cognomi in un contesto spesso omertoso va riconosciuto, dall’altro la mossa di La Vardera solleva interrogativi. Negli ambienti di corridoio e tra i primi osservatori, circola già un sospetto, l’elenco fornito dal deputato è esaustivo o è stato “selettivo”?
Nonostante la pioggia di nomi, sembra infatti che La Vardera abbia dimenticato qualcuno. Non è chiaro se si tratti di una svista involontaria, di una strategia comunicativa o della necessità di approfondire ulteriormente le verifiche prima di esporsi. Resta il fatto che, in una ragnatela di parentele complessa come quella siciliana, puntare il dito solo contro alcuni rischia di far apparire la battaglia più come un attacco politico mirato che come una pulizia totale del sistema.
La palla passa ora alla Commissione e, potenzialmente, alla magistratura. Se le accuse di La Vardera venissero confermate, ci troveremmo davanti all’ennesimo capitolo di una “Parentopoli” siciliana che non sembra morire mai.
Tuttavia, resta aperta la sfida: il deputato avrà il coraggio di integrare la sua lista qualora emergessero legami riconducibili anche a aree politiche meno “distanti” dalla sua? La trasparenza, per essere credibile, non può permettersi amnesie.
Il clima all’Ars si preannuncia rovente. La Vardera ha promesso di non fermarsi, ma la politica regionale ora attende di capire se usciranno fuori quegli altri nomi che, per ora, sono rimasti chiusi nei cassetti del Palazzo.
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