Forse, e il condizionale rimane un amuleto scaramantico indispensabile quando si parla di burocrazia comunale, ci avviciniamo alla conclusione della saga sulla Piscina Comunale “Collodoro”. A far trapelare le ultime indiscrezioni è stato il fidato Pettirosso Nisseno, ritornato puntualmente a svolazzare sui davanzali delle stanze dove si riuniscono le commissioni consiliari.
La risposta dell’Assessore in Quinta Commissione
Nel corso della seduta della Quinta Commissione, l’Assessore Petrantoni ha provato a fare chiarezza, spazzando via le voci di corridoio e tracciando quello che dovrebbe essere l’iter formale dell’atto. La svolta, a quanto pare, passerà da un solenne passaggio di Giunta: l’adeguamento delle tariffe non sarà un atto approvato alla carlona, ma dovrebbe vedere il coinvolgimento diretto dell’esecutivo al completo. Nessuna defezione ammessa, in teoria: all’appello dovranno essere presenti tutti e nove gli assessori insieme al Sindaco per mettere la firma sul provvedimento.
L’atto predisposto dagli uffici, pare preveda, un adeguamento delle tariffe leggermente al rialzo rispetto a quelle storiche del 2020. Un ritocco motivato da riscontri oggettivi: adeguamenti agli indici ISTAT, rincari di mercato e costi di gestione lievitati negli ultimi anni.
Trasparenza cercasi: il nodo dei verbali
Se da un lato le parole dell’Assessore in commissione provano a delineare la rotta, dall’altro resta la consueta nota dolente: la cronica mancanza di informazione verso i cittadini. Gli utenti dell’impianto avrebbero dovuto conoscere i dettagli di questo piano già dallo scorso 8 settembre, giorno della prima audizione. Eppure, per settimane, dal Municipio non è trapelata una sola parola ufficiale.
Ci chiediamo con una punta di sarcasmo: chi sono mai i cittadini per pretendere di sapere tempestivamente cosa si decide all’interno di quelle frequenti — e costose — commissioni consiliari? Se nessun amministratore riterrà opportuno spiegare pubblicamente le nuove tariffe prima della delibera, si provveda almeno al minimo sindacale: si aggiorni il sito istituzionale del Comune pubblicando i verbali, visto che ad oggi manca persino quello dell’8 settembre.
La logica del bilanciamento: tariffe e canone di concessione
La Piscina Collodoro resta un bene di proprietà pubblica, un patrimonio della città di cui il Comune ha la piena titolarità gestionale e di indirizzo. Se da un lato l’amministrazione ritiene opportuno adeguare i prezzi a carico degli utenti in virtù dell’inflazione ISTAT dal 2020 a oggi, la logica più elementare impone una simmetria contabile ed etica: va adeguato contestualmente anche il canone di concessione versato dalla ditta gestrice, anch’esso rimasto fermo al 2020. Se si ritoccano all’insù i costi per i cittadini, deve adeguarsi anche la quota dovuta da chi gestisce la struttura.
Lo stesso principio di tutela pubblica deve valere per gli orari e i giorni di apertura, che non possono essere lasciati all’arbitrio del privato come se si trattasse di un impianto personale.
Ora che il Pettirosso ha svelato le carte e l’assessore ha illustrato la rotta, non resta che attendere la seduta di Giunta con tutti i dieci componenti attorno al tavolo. Sperando che non ci siano assenti e che tra un indice ISTAT e un ritocco tariffario, ci si ricordi sempre della regola aurea: prima vengono i cittadini e i loro diritti, tutto il resto viene dopo. Ad Maiora
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