In una Basilica del Santo Sepolcro spettrale, svuotata dai fedeli e presidiata da un imponente apparato di sicurezza, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa ha celebrato la Messa di Pasqua (5 aprile 2026). È l’atto finale di una Settimana Santa segnata da uno scontro diplomatico e religioso senza precedenti tra il Patriarcato Latino e le autorità israeliane.
L’incidente della Domenica delle Palme
Tutto è iniziato lo scorso 29 marzo 2026. Per la prima volta in secoli di storia, al Patriarca Latino e al Custode di Terra Santa è stato fisicamente impedito l’accesso alla Basilica per la celebrazione delle Palme.
- Il blocco: Nonostante il coordinamento preventivo, la polizia israeliana ha fermato il Cardinale Pizzaballa e la sua piccola delegazione lungo il tragitto, costringendoli a tornare indietro.
- La motivazione ufficiale: Il governo Netanyahu ha giustificato l’azione citando “gravi motivi di sicurezza” legati alle tensioni belliche con l’Iran e al rischio di attacchi mirati sui luoghi sensibili.
- La reazione: Il Patriarcato ha definito la misura “grossolanamente sproporzionata”, mentre la Premier italiana Giorgia Meloni ha parlato apertamente di un “oltraggio ai credenti”.
Messa “a porte chiuse”: La forza del silenzio
Dopo giorni di trattative serrate e la convocazione dell’ambasciatore israeliano in Italia, è stato raggiunto un compromesso precario per il Triduo Pasquale. Pizzaballa ha ottenuto il permesso di entrare, ma a condizioni drastiche: niente fedeli, niente processioni pubbliche, solo un manipolo di religiosi.
Durante la Messa in Coena Domini del 2 aprile e la successiva Veglia Pasquale, il Patriarca ha celebrato all’interno di una chiesa sbarrata. Le immagini del Cardinale che cammina solo sotto le volte del Sepolcro hanno fatto il giro del mondo, diventando il simbolo di una Chiesa che “condivide l’abbassamento di Cristo”.
L’Omelia di Pasqua: “La pietra non è l’ultima parola”
Stamattina, 5 aprile, Pizzaballa ha rivolto un messaggio potente da una Basilica ancora vuota.
“Il Risorto non è dove le nostre sicurezze lo avevano sistemato. Davanti alle troppe tombe scavate dall’odio in questa Terra Santa, non abbiamo altra arma che questo Sepolcro vuoto.”
Il Patriarca ha sottolineato come la fede non debba essere “prigioniera delle strategie di sopravvivenza o delle paure”, lanciando un monito neanche troppo velato alle autorità: la sicurezza non può diventare il pretesto per soffocare la libertà di culto.
La Pasqua del 2026 passerà alla storia come quella del “ritorno al silenzio”, dove la voce del Patriarca è risuonata in una Gerusalemme blindata, trasformando un divieto politico in un potente momento di preghiera solitaria.
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Foto Vatican News
