Si è aperta e conclusa nel giro di trenta minuti la prima udienza del processo che vede coinvolto Gaetano Galvagno, Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Il vertice di Palazzo dei Normanni, imputato con le accuse di corruzione, falso e truffa, non era presente in aula presso il Tribunale di Palermo, lasciando che fosse il suo collegio difensivo a rappresentarlo davanti ai giudici.
Insieme a Galvagno, figura nel registro degli imputati anche il suo autista, Roberto Marino.
Le strategie della difesa: eccezioni e intercettazioni
Nonostante la brevità dell’incontro davanti al collegio presieduto da Fabrizio La Cascia, i legali della difesa hanno immediatamente delineato la propria linea d’azione. Sono state sollevate due questioni preliminari di rilievo:
- Incompetenza territoriale: La difesa ha contestato la titolarità del Tribunale di Palermo a giudicare i fatti in questione, chiedendo ufficialmente il trasferimento del procedimento presso un altro foro.
- Utilizzabilità delle prove: È stata messa in dubbio la validità di alcune intercettazioni raccolte durante la fase inquirente, di cui è stata chiesta l’espunzione dal fascicolo processuale.
Istituzioni contro: Regione e ARS chiedono i danni
Un dettaglio significativo emerge sul fronte delle parti offese. Sia la Regione Siciliana che la stessa Assemblea Regionale Siciliana hanno avanzato richiesta di costituzione di parte civile. Se accolta, questa mossa vedrebbe le istituzioni guidate (e rappresentate) dall’imputato schierarsi legalmente contro di lui per tutelare l’immagine e l’integrità degli enti.
Il prossimo appuntamento Il tribunale ha accolto la richiesta di rinvio: il processo riprenderà il prossimo 18 giugno, data in cui i giudici dovranno sciogliere le riserve sulle eccezioni presentate dai legali di Galvagno.
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