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Recuperato in un aeroporto in disuso il secondo pilota Usa disperso in Iran, è gravemente ferito

Last updated: 05/04/2026 17:42
By Redazione 85 Views 9 Min Read
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Il colonnello dell’equipaggio dell’F-15 abbattuto individuato dietro linee nemiche. Trump esalta l’eccezionalità della missione

Contents
La conferma di TrumpIl giorno prima recuperato l’altro pilotaUn commando e decine di aerei per salvare il pilota UsaLa strategia di inganno della CiaSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

AGI – Il secondo ufficiale dell’equipaggio dell’F-15 abbattuto in territorio iraniano venerdì scorso è stato tratto in salvo. L’operazione di recupero, condotta dalle forze speciali statunitensi, si è conclusa con successo nelle ultime ore, ponendo fine a una complessa attività di ricerca e soccorso in un quadrante ad alta tensione.

Il militare, trovato gravemente ferito come spiegato dal presidente Donald Trump che ha annunciato per domani, lunedì 6 aprile, alle 19 (le 13, orario di Washington) una conferenza stampa con i militari nello Studio Ovale per parlare della missione, è stato recuperato da un aeroporto di Isfahan in disuso. A rivelarlo sono state le autorità di Teheran che hanno ricostruito la vicenda non come un salvataggio, ma come un fallito blitz in territorio iraniano. E che da questa mattina rivendicano come un grande successo la distruzione di due C-130 e due elicotteri Black Hawk che partecipavano alla missione.

Alla missione, secondo il New York Times, hanno partecipato a vario titolo centinaia di militari. Se è vero che il pilota è stato portato via da Isfahan, significa che i commando sono penetrati indisturbati o quasi per almeno 400 chilometri in territorio iraniano. Situata sull’altopiano centrale, la provincia dista mediamente tra i 400 e i 600 chilometri dai confini marittimi e terrestri più vicini. Dunque la difesa e l’intelligence iraniana hanno mostrato una falla.

Ma anche per gli Usa il bilancio dell’intera operazione è pesante. Secondo fonti di stampa, da venerdì le forze americane hanno perso l’F15-E, due C-130 e due elicotteri Hh-60 Black Hawk finiti in fiamme, un piccolo Mh-6 Little Bird i cui resti sono stati trovati oggi, due droni MQ-9 Reaper che facevano d’appoggio ai commando e un A-10 Thunderbolt che l’Iran sostiene di avere abbattuto il primo giorno.
Per l’Iran avere inflitto perdite ai potenti mezzi degli Usa nemici è “un’umiliazione” per Washington. Secondo il Wall Street Journal, i velivoli ritrovati oggi in fiamme sono stati invece fatti saltare in aria per evitare che finissero in mano al nemico.

La conferma di Trump

Donald Trump, nel confermare la notizia del recupero del pilota, ha sottolineato l’eccezionalità dell’intervento, definendolo come una delle missioni più audaci della storia militare recente. “Lo abbiamo trovato! Cari concittadini americani, nelle ultime ore le forze armate statunitensi hanno portato a termine una delle operazioni di ricerca e soccorso più audaci della storia degli Stati Uniti, a favore di uno dei nostri incredibili ufficiali di equipaggio, che è anche un colonnello molto stimato, e che sono lieto di annunciarvi è ora Sano e Salvo!”

Nel suo post su Truth, il presidente americano ha descritto le ore drammatiche trascorse dall’ufficiale tra i rilievi iraniani: “Questo coraggioso guerriero si trovava dietro le linee nemiche nelle insidiose montagne dell’Iran – scrive ancora – braccato dai nostri nemici, che si avvicinavano sempre di più di ora in ora, ma non è mai stato veramente solo perché il suo Comandante in Capo, il Segretario alla Guerra, il Presidente del Comitato dei Capi di Stato Maggiore e i suoi compagni d’armi monitoravano la sua posizione 24 ore su 24 e pianificavano con diligenza il suo salvataggio. Su mia indicazione, l’esercito statunitense ha inviato decine di velivoli, armati con le armi più letali al mondo, per recuperarlo. Ha riportato delle ferite, ma se la caverà’.”

Dopo qualche ora, Trump ha di nuovo scritto un post sul social aggiungendo altri dettagli: “Abbiamo tratto in salvo il membro dell’equipaggio/ufficiale dell’F-15, gravemente ferito e davvero coraggioso, dalle profondità delle montagne iraniane. L’esercito iraniano lo stava cercando con insistenza, in forze, e si stava avvicinando. E’ un colonnello molto rispettato. Questo tipo di incursione viene raramente tentato a causa del pericolo per “uomini e mezzi”. Semplicemente non succede! La seconda incursione è avvenuta dopo la prima, durante la quale abbiamo salvato il pilota in pieno giorno, anche questo insolito, dopo aver trascorso sette ore sopra l’Iran. Una dimostrazione incredibile di coraggio e talento da parte di tutti!”, ha aggiunto il capo della Casa Bianca.

Il giorno prima recuperato l’altro pilota

Il salvataggio del colonnello segue di ventiquattr’ore quello del primo pilota, notizia che era stata inizialmente secretata dal Pentagono per non pregiudicare la sicurezza della seconda fase operativa. Per la Casa Bianca, si tratta di un primato strategico senza precedenti: “è la prima volta nella storia militare che due piloti statunitensi vengono salvati, separatamente, nel cuore del territorio nemico. Non lasceremo mai indietro un soldato americano! Il fatto che siamo riusciti a portare a termine entrambe queste operazioni senza che nemmeno un solo americano fosse ucciso o ferito, dimostra ancora una volta che abbiamo raggiunto un dominio e una superiorità aerea schiaccianti sui cieli iraniani.” Trump ha concluso il suo intervento appellandosi all’unità nazionale in un momento di forte orgoglio patriottico: “Questo è un momento di cui tutti gli americani, repubblicani, democratici e chiunque altro, dovrebbero essere orgogliosi e attorno al quale dovrebbero essere uniti. Abbiamo davvero l’esercito migliore – ha concluso Trump – più professionale e letale della storia del mondo. Dio benedica l’America, Dio benedica le nostre truppe e buona Pasqua a tutti!””

Un commando e decine di aerei per salvare il pilota Usa

Non sembra avere esagerato Trump quando, nell’annunciare il recupero del pilota disperso da venerdì in Iran, ha parlato di una missione miracolosa. Non solo il presidente, ma anche la stampa americana hanno raccontato i primi dettagli dell’operazione. E Trump ha chiarito che sono stati due soldati salvati, ma del primo blitz non si era avuta notizia subito “per non mettere in pericolo” l’altro salvataggio.

L’attenzione era da ore tutta sul pilota dell’F-15E abbattuto venerdì nel sudovest del paese, al confine con l’Iraq. Per trovarlo, le ricerche si sono concentrate nella provincia di Kohgiluyeh e Buyer Ahmad. Ed è stata una corsa contro il tempo tra forze statunitensi e i Pasdaran che avevano mobilitato la popolazione locale e offerto una ricompensa a chi avesse trovato il nemico. Teheran aveva però subito messo in chiaro che non gli si sarebbe dovuto torcere un capello: “Non faremo come gli americani a Guantanamo”, aveva detto ieri il regime. All’operazione hanno partecipato unità di commando specializzate e decine di aerei di supporto. Le forze speciali sono dovute penetrare in profondità in territorio iraniano, riferiscono i media Usa. L’aviere ferito ma è riuscito comunque a sfuggire alla cattura per più di 36 ore. È stata la Cia a localizzarne la posizione. “Non è mai stato veramente solo perché” i comandi militari “lo hanno seguito 24 ore su 24”, ha riferito Trump.

La strategia di inganno della Cia

Per ingannare l’Iran, a un certo punto la Cia ha diffuso la voce che le forze americane lo avevano già localizzato e si stavano preparando a farlo uscire dal paese, quando invece l’uomo era ancora alla macchia e tutt’altro che in salvo.

Fonte AGI

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