Il Movimento 5 Stelle dice no al referendum sulla giustizia attraverso cinque punti con i quali critica la riforma del governo
Per il Movimento 5 Stelle, quello sulla giustizia è già diventato il referendum “salva casta”. Proprio da qui parte lo slogan della campagna promossa dal M5s in vista dell’appuntamento elettorale del 22 e 23 marzo, quando i cittadini saranno chiamati a votare per confermare o meno la riforma costituzionale della magistratura.
“No al Referendum salva casta”, è lo slogan dei pentastellati. Ieri, in una riunione, il presidente Giuseppe Conte ha fatto il punto con il direttivo di Camera e Senato e con i parlamentari delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali più coinvolti sul tema. La campagna ‘capillare’ prevede azioni ed eventi su tutto il territorio nazionale con il contributo anche dello stesso Conte, di Giuseppe Antoci, Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho, e con attività sui profili social del Movimento.
I cinque punti dei 5 Stelle contro il referendum sulla giustizia
“Al referendum non voteremo su una ‘riforma della giustizia’, ma sullo stravolgimento della magistratura voluto dal governo Meloni. Questa legge non risolverà nessuno dei problemi reali della giustizia, come la lentezza, l’inefficienza e la mancanza di certezza della pena. Non aiuterà a recuperare più velocemente un credito né a dirimere prima una lite condominiale. Lo ha ammesso anche il ministro Nordio, che ha dichiarato come questa riforma non incida sull’efficienza della giustizia”, si legge su un post pubblicato sul sito M5s.
“Si tratta di una riforma contro i cittadini e contro la giustizia. È uno stravolgimento della Costituzione che punta a indebolire giudici e Pubblici ministeri di fronte alla politica e a pochi potenti. Questa verità se l’è fatta scappare anche lo stesso Nordio, mentre la presidente Meloni ha rincarato la dose”, prosegue la nota. “Nordio ha affermato che la riforma serve a ridare alla politica il suo ‘primato’ e la ‘libertà di azione’, aggiungendo che converrebbe a qualunque partito vada al governo. Meloni ha dichiarato che la riforma, insieme a quella sulla Corte dei Conti, rappresenta la ‘risposta più adeguata a una intollerabile invadenza’”, sottolinea il Movimento.
“Vogliono le mani libere dal controllo di legalità. Vogliono che politici e altri potenti siano intoccabili e impuniti. I cittadini senza santi in paradiso, invece, avrebbero meno diritti e meno garanzie di oggi, perché correrebbero il rischio di avere a che fare con futuri pubblici ministeri lontani dalla cultura dell’imparzialità e della verità, trasformati in super-poliziotti e accaniti accusatori”, conclude il post con allegato il volantino con i 5 motivi per dire ‘No’.
Secondo il M5s “la riforma scardina un pilastro della Costituzione: la legge è uguale per tutti; questa non è la riforma della giustizia ma della magistratura; vogliono indebolire il potere giudiziario e creare una casta di politici e potenti intoccabili; pm non più imparziali ma super-accusatori verso i cittadini comuni; oltre 70 milioni l’anno sprecati in un secondo Csm: con quei soldi ogni anno potremmo pagare 600 magistrati in più”.
Fonte lanotiziagiornale.it di Dario Conti
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