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Regionali Sicilia 2027: centrodestra tra tensioni e spinte di stabilità. Minardo frena, ma FdI e De Luca agitano le acque

Last updated: 11/06/2026 10:55
By Redazione 104 Views 5 Min Read
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La corsa verso le elezioni regionali del 2027 in Sicilia è ufficialmente aperta, e con essa si accendono i primi, forti focolai di tensione all’interno della coalizione di governo. I recenti deludenti risultati delle elezioni amministrative hanno lasciato il segno, aprendo una fase di profondo dibattito sul futuro della leadership e sul posizionamento dei vari partiti nell’isola.

A gettare acqua sul fuoco delle polemiche e dei retroscena sul dopo-Schifani ci prova Nino Minardo, commissario regionale di Forza Italia in Sicilia e presidente della Commissione Difesa della Camera. Rispondendo alle domande dei cronisti, Minardo ha provato a blindare l’azione della giunta, richiamando l’attenzione sulle scadenze reali: “La legislatura scade nel 2027 e, con il massimo rispetto per le opinioni di tutti, credo che i siciliani siano più interessati a sentir parlare del lavoro fatto al governo e di come affrontare criticità ed emergenze che impattano notevolmente sul vissuto quotidiano di tutti i cittadini”. Secondo l’esponente azzurro, la priorità assoluta di Forza Italia e dell’intero centrodestra deve essere la concretezza: “Oggi dobbiamo dimostrare di continuare a governare bene, far conoscere le tante cose buone fatte, per poter poi chiedere un giudizio agli elettori”.

La linea della stabilità espressa da Minardo, tuttavia, deve fare i conti con correnti interne meno allineate. Nel partito del governatore convivono infatti anime diverse. Se da una parte c’è chi difende l’operato di Renato Schifani, dall’altra il deputato regionale Nicola D’Agostino non ha risparmiato critiche, parlando di “responsabilità diffuse” per i passi falsi alle amministrative e tirando in ballo lo stesso presidente come leader della coalizione. Una fibrillazione alimentata anche sull’asse Palermo-Roma, dove figure del calibro dell’eurodeputato Marco Falcone e del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè continuano a essere indicate dai rumors come possibili alternative o tasselli di scenari futuri differenti.

A complicare il quadro del centrodestra sono state soprattutto le dichiarazioni di Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d’Italia. Intervenuto alla Tgr Rai Sicilia, Sbardella ha lanciato un avvertimento chiarissimo agli alleati: se la coalizione dovesse decidere di non ricandidare Schifani per un secondo mandato, FdI non accetterà automaticamente una nuova candidatura targata Forza Italia. Il partito di Giorgia Meloni rivendica il proprio peso specifico e si dice pronto ad aprire il ventaglio dei papabili nomi alla Presidenza della Regione. Un paradosso politico che, di fatto, momentaneamente costringe Forza Italia a fare quadrato attorno a Schifani per evitare che salti l’intero assetto della coalizione.

Gli alleati difendono Schifani, la Lega attacca i media

A sostegno del governatore si schierano invece, in modo compatto, le altre forze del centrodestra. Il segretario regionale della Lega, Nino Germanà, ha respinto con forza l’idea di una crisi interna, parlando di una “narrazione distorta” da parte dei media e ribadendo che il centrodestra rimane ampiamente più forte del campo progressista. Sulla stessa lunghezza d’onda si muovono l’Udc, con Decio Terrana che definisce “un errore politico e istituzionale” ipotizzare le dimissioni di Schifani, e la Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro, che tramite il capogruppo Carmelo Pace chiede massima lealtà alla coalizione e caldeggia già da ora il bis per l’attuale presidente nel 2027.

Mentre il centrodestra cerca di ricompattarsi tra veti incrociati, fuori dal perimetro di governo si muove Cateno De Luca. Il leader di Sud Chiama Nord capitalizza il buon momento delle amministrative e, forte di recenti sondaggi, lancia la sua sfida ai due poli: “Il centrodestra arretra, il centrosinistra non decolla, Sud Chiama Nord cresce e diventa l’ago della bilancia”.

De Luca, denunciando l’assenza di interlocutori credibili nei partiti tradizionali, lancia anche il progetto “Una marcia in più per Palermo” in vista delle comunali del capoluogo e manda un avvertimento chiaro a chiunque punti a Palazzo d’Orléans: “Chi vuole vincere in Sicilia deve parlare con noi”.

La strada verso il 2027 è ancora lunga, ma la complessa scacchiera della politica siciliana è già in pieno fermento.

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