Si arricchisce di un nuovo capitolo il controverso scontro sulle presunte pressioni alla redazione di Report. Dopo mesi di polemiche e attacchi incrociati che hanno travolto il programma di inchiesta della Rai, il giornalista Sigfrido Ranucci inverte la rotta e rilancia le accuse indirizzandole verso Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia ed esponente di rilievo dell’area di governo.
La contromossa di Ranucci
Al centro dell’attenzione finora vi erano le presunte “ombre” avanzate dalle testate del Gruppo Angelucci su ipotetici tentativi dell’ex faccendiere Valter Lavitola di condizionare le inchieste della trasmissione. Vicenda che, secondo la versione di Ranucci, avrebbe contribuito alla sua sospensione e alla revisione dei palinsesti di Viale Mazzini al termine di una lunga campagna denigratoria.
Tuttavia, dopo le ultime ricostruzioni di stampa pubblicate dal quotidiano Libero, Ranucci sposta il focus della polemica: “Fatto gravissimo, se vero”, dichiara il giornalista, chiedendo pubblicamente la diffusione delle e-mail di cui parla il quotidiano. L’ipotesi avanzata da Ranucci è che a cercare di esercitare un’influenza sui contenuti del programma non sia stato un elemento terzo, bensì proprio un autorevole esponente politico della maggioranza di centrodestra attraverso la figura di Lavitola.
I retroscena dell’inchiesta su Geko SpA
La vicenda risale al novembre del 2021, quando i giornalisti di Report stavano lavorando a un’inchiesta riguardante la centrale turbogas di Presenzano. Nell’ambito delle indagini giornalistiche, la redazione cercava un’intervista con Alfonso Gallo, alla guida della Geko SpA.
Secondo quanto riportato da Libero:
- Gallo si sarebbe rivolto ad Italo Bocchino per un parere in virtù di un rapporto di amicizia.
- Bocchino avrebbe sconsigliato la partecipazione al programma, inoltrando poi le e-mail di richiesta pervenute da Report a una struttura di ufficio stampa per assistere l’imprenditore.
- Successivamente, la medesima corrispondenza sarebbe stata girata dallo stesso Bocchino a Valter Lavitola.
È proprio su quest’ultimo passaggio che si appunta la reazione di Ranucci, il quale si chiede se vi sia stato un tentativo indiretto di condizionare l’operato della trasmissione e solleva interrogativi sul perché l’esposto annunciato a luglio da Fratelli d’Italia sulla vicenda non sia poi mai stato depositato.
I punti fermi e le repliche
A ridimensionare la portata dei presunti condizionamenti emergono tuttavia due dettagli sostanziali:
- Mancato contatto finale: Le mail trasmesse a Lavitola non risultano giunte a Ranucci, ma indirizzate a un contatto telefonico non identificato (registrato in rubrica come “Magotony”).
- Nessun impatto sull’inchiesta: L’imprenditore Gallo non è mai stato intervistato da Report, in quanto la redazione ha successivamente ritenuto la sua posizione non più rilevante ai fini del servizio.
Tranchant la replica di Italo Bocchino, che respinge categoricamente ogni addebito. Pur confermando l’amicizia con Gallo e l’avergli suggerito prudenza media, il direttore del Secolo d’Italia nega fermamente qualsiasi tentativo di ingerenza illecita, liquidando le affermazioni di Ranucci come prive di fondamento e dettate da una mancata serenità di giudizio.

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