La Corte d’Assise della Capitale ha inflitto pene fino a 5 anni e sei mesi di reclusione per i leader dell’organizzazione “Ufi” (Unione Forze Identitarie). Tra i capi d’accusa terrorismo e incitamento all’odio razziale. Riconosciuto un risarcimento al Ministero dell’Interno.
Reclutavano giovanissimi sul web, spesso sfruttando situazioni di forte disagio sociale, con l’obiettivo esplicito di ricostituire il partito nazista e promuovere azioni violente e discriminatorie. Per queste ragioni, i giudici della prima sezione della Corte d’Assise di Roma hanno emesso due pesanti condanne nei confronti dei vertici di un’organizzazione neonazista e xenofoba radicata nella Capitale.
I magistrati hanno condannato Alessio Sabelli a 5 anni e sei mesi di reclusione e Louis Kant Restauri a 3 anni e sei mesi. L’accusa mossa nei loro confronti è di quelle più gravi: associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, ed eversione dell’ordine democratico.
Secondo quanto emerso dalle indagini e confermato dal dispositivo della sentenza, Alessio Sabelli – noto all’interno del gruppo con lo pseudonimo di “Cesare” – era la mente dietro la nascita dell’Ufi (Unione Forze Identitarie). Si trattava a tutti gli effetti di una struttura paramilitare, fondata su una matrice ideologica marcatamente neonazista e antisemita.
L’organizzazione aveva strutturato un programma programmatico feroce, basato sulla diffusione online di contenuti negazionisti della Shoah, dei crimini di guerra e dei genocidi storici. Ma la propaganda era solo il primo passo: l’Ufi pianificava e incitava al compimento di atti di violenza, minacce e aggressioni mirate contro le minoranze etniche, i migranti di colore, le persone omosessuali e i cittadini di religione ebraica.
Reclutamento sui social e risarcimenti
Punto centrale dell’attività del gruppo era il proselitismo digitale. Sabelli e i suoi sodali setacciavano i social network alla ricerca di adolescenti e giovanissimi, facendo leva sulle loro fragilità psicologiche e sociali per indottrinarli alla causa suprematista.
Il processo ha visto la costituzione come parte civile del Ministero dell’Interno, al quale i giudici hanno riconosciuto un risarcimento del danno pari a 50mila euro. Per la stessa vicenda, altri imputati minori avevano già scelto la strada del patteggiamento nei mesi scorsi, concordando pene detentive comprese tra un anno e dieci mesi e i due anni. La Corte d’Assise ha invece fatto cadere le accuse nei confronti di altri due soggetti inizialmente coinvolti nell’inchiesta.
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