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Salvatore Giunta: ARGE la Sicilia che avrebbe potuto cambiare il proprio destino. “Non una periferia che aspetta ma una piattaforma internazionalenel cuore del Mediterraneo”

Autore: Redazione Visualizzazioni: 339 Tempo di lettura: 6 Pubblicato il: 14/08/2026
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Riceviamo e pubblichiamo

Era l’agosto del 2010 quando, quasi per caso, io e il dottor Aldo Amico leggemmo un’intervista firmata da Toni Zermo, allora caporedattore de La Sicilia, a un architetto torinese di nome Pierpaolo Maggiora.
Quelle parole ci incuriosirono. Anzi, ci conquistarono.
Quell’intervista raccontava una visione della Sicilia talmente ambiziosa da sembrare, allora, quasi una provocazione: trasformare l’Isola nella capitale del Mediterraneo, nella grande porta d’Europa verso il Mediterraneo. Volevamo capire.
Volevamo conoscere quell’uomo e soprattutto capire quanto di concreto ci fosse dietro quella visione.
Per mesi cercammo di incontrarlo. Finalmente, alla vigilia di Natale, riuscimmo a ottenere un appuntamento.
Era una splendida giornata di sole di dicembre quando, in un bar del centro di Taormina, ci trovammo seduti davanti a Pierpaolo Maggiora. Quell’incontro avrebbe cambiato la nostra vita.
Per oltre tre ore l’architetto ci parlò delle sue esperienze in Cina e nel mondo. Ci parlò della Sicilia. Non della Sicilia rassegnata, periferica, incapace di immaginare il proprio futuro. Ci parlò di una Sicilia al centro delle rotte del Mediterraneo, capace di trasformare la propria posizione geografica in una straordinaria opportunità economica, culturale e strategica.
Ci parlò del Ponte sullo Stretto. Ci parlò dell’alta velocità ferroviaria. Ci parlò dei porti di Augusta, Termini Imerese e Porto Empedocle. E, soprattutto, ci parlò di un grande aeroporto intercontinentale nel cuore della Sicilia.
Ma il punto non erano le singole infrastrutture. Il punto era metterle a sistema.
Era questa, nella sua visione, la vera chiave di volta: collegare porti, ferrovie, autostrade, aeroporti e grandi infrastrutture per trasformare la Sicilia in una piattaforma naturale tra Europa, Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Una grande porta aperta sul mondo. Rimanemmo affascinati.
A noi si unì con passione e competenza il dott. Enzo Coniglio, diplomatico poliedrico,con esperienze maturate in tutto il mondo, che aggiunse al progetto un impulso ed una visione autenticamente internazionale.
E decidemmo di fare qualcosa che, con il senno di poi, può sembrare persino folle: provare a far conoscere quella visione alla politica siciliana.
Cominciammo a incontrare esponenti politici di destra e di sinistra. Presentammo il progetto. Ne parlammo con amministratori, rappresentanti delle istituzioni, professionisti, giornalisti.
Ma spesso trovammo indifferenza. Qualche volta incredulità. E, non di rado, persino ironia.
Per molti quella Sicilia era semplicemente troppo grande per essere immaginata.
Noi, però, non ci arrendemmo.
Per anni continuammo a raccontare quel progetto, a scrivere, a organizzare incontri, a cercare interlocutori. Maggiora venne più volte in Sicilia e noi, a nostra volta, andammo a incontrarlo in Piemonte.
E fu allora che nacque anche un nome: ARGE.
Non un acronimo, ma un richiamo alla mitologia greca, alla divinità legata alle grandi costruzioni.
Un nome che voleva rappresentare una sfida: costruire una nuova idea di Sicilia.
Negli anni abbiamo scritto decine di articoli. Abbiamo cercato di portare ARGE sui giornali, sulle testate online, nei dibattiti pubblici. Abbiamo continuato a parlarne perché eravamo convinti — e continuiamo a esserlo — che quella visione contenesse una parte importante del futuro della nostra Isola.
Oggi, quindici anni dopo quel primo incontro, la domanda torna prepotentemente.
E forse torna con ancora maggiore forza.
L’eruzione dell’Etna e le conseguenti difficoltà del sistema aeroportuale siciliano hanno riportato al centro del dibattito la questione di un aeroporto strategico nel cuore dell’Isola.
Ma sarebbe un errore pensare che ARGE torni d’attualità soltanto perché l’Etna ha ricordato a tutti quanto sia fragile il nostro sistema infrastrutturale.
Il problema è molto più grande.
Il problema è una Sicilia che continua a viaggiare troppo lentamente mentre il resto del Mediterraneo corre.
È una Sicilia che rischia di rimanere ai margini proprio quando la sua posizione geografica potrebbe renderla protagonista.
È una Sicilia che dispone di una storia millenaria, di una posizione strategica unica, di porti, territori, risorse culturali e ambientali straordinarie, ma che troppo spesso non riesce a trasformare queste potenzialità in sviluppo.
ARGE non è, dunque, soltanto il progetto di un aeroporto. È una visione. È l’idea di una Sicilia finalmente capace di pensarsi non come periferia dell’Europa, ma come centro del Mediterraneo.
Una Sicilia capace di collegare continenti, mercati, persone e culture.
Una Sicilia che non chiede di essere aiutata, ma che rivendica il diritto di diventare protagonista.
Forse, nel 2010, eravamo semplicemente troppo avanti. Forse il tempo non era ancora maturo.
O forse, più semplicemente, mancava il coraggio di guardare abbastanza lontano.
Oggi, però, quella visione torna a bussare alla porta della politica. E sarebbe un errore continuare a non ascoltarla. Perché il vero tema non è soltanto costruire un aeroporto. Il vero tema è decidere che cosa vogliamo che sia la Sicilia nei prossimi cinquant’anni.
Una periferia che aspetta? O una piattaforma internazionale nel cuore del Mediterraneo?
Noi, da quel giorno di dicembre del 2010, una risposta l’abbiamo già scelta. La Sicilia merita di più.
Merita di tornare al centro. Merita di trasformare la propria posizione geografica in destino.
E forse è arrivato il momento di riprendere in mano quel progetto, non per inseguire un sogno del passato, ma per costruire finalmente il futuro che la Sicilia avrebbe dovuto avere da tempo.

Salvatore Giunta

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