Il Rapporto Oasi evidenzia come alla sanità italiana manchino almeno 40 miliardi di euro per colmare il gap con i grandi Paesi europei
Per colmare il gap tra il Servizio sanitario italiano e quelli europei servirebbero 40 miliardi. Altro che investimenti da record per la sanità, come va dicendo da tempo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nascondendo i tagli al settore rispetto al Pil. A certificare il gap con l’Ue è l’edizione 2024 dell’Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano (Oasi), pubblicato Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale di Sda Bocconi School of Management.
Sanità da codice rosso, cosa dice il Rapporto Oasi
Il Servizio sanitario è da decenni tra i meno finanziati in Ue con una cifra pari al 6,3% del Pil e per portare la sanità italiana sul livello dei grandi Paesi europei servono almeno 40 miliardi, cioè la metà dell’attuale spesa annua per istruzione.
L’analisi mette in evidenza le principali criticità del SSN che si dimostra incapace di far fronte ai bisogni crescenti dei cittadini, in particolare della popolazione cronica (il 41% dei residenti) e anziana non autosufficiente (4 milioni).
Come spiega Francesco Longo, responsabile scientifico del Rapporto Oasi, “la sanità italiana è a un punto di svolta, l’Italia è ormai il secondo Paese più anziano al mondo, la spesa sanitaria è rimasta costante nel tempo, mentre le esigenze dei cittadini continuano a evolversi e questi si aspettano un servizio sostenibile ed efficiente”.
Ma la realtà è “sotto gli occhi di tutti”, con “evidenti contraddizioni che peggioreranno in mancanza di una rivoluzione nelle logiche di governo del sistema, indebolendo il tessuto delle aziende del SSN”.
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