La Procura di Palermo ha siglato la chiusura delle indagini preliminari riguardanti un presunto giro d’affari e pressioni nel settore della sanità siciliana. Al centro della scena l’ex governatore Salvatore Cuffaro, per il quale, insieme ad altre sette persone e alla società Dussmann, si profila ora la richiesta di rinvio a giudizio.
Il cambio di strategia dei PM
L’elemento di maggiore novità emerso dal provvedimento dei magistrati è la riqualificazione dei reati. Se nella fase embrionale dell’inchiesta l’ipotesi portante era quella di corruzione, i pubblici ministeri hanno ora rimodulato le contestazioni puntando sul traffico di influenze illecite.
Si tratta di un passaggio tecnico significativo: l’attenzione si sposta dalla compravendita di un atto pubblico (corruzione) alla mediazione illecita verso pubblici ufficiali, sfruttando relazioni personali o politiche per ottenere vantaggi.
Le posizioni degli indagati: chi esce e chi resta
Il numero dei soggetti coinvolti si è drasticamente ridotto rispetto alle fasi iniziali:
- Archiviazione in vista: Esce di scena il deputato nazionale di Noi Moderati, Saverio Romano. Dopo il diniego della Camera all’utilizzo delle intercettazioni e della corrispondenza, la Procura si orienta verso la richiesta di archiviazione per la sua posizione.
- Gli “avvisati”: Oltre a Salvatore Cuffaro e alla multinazionale dei servizi Dussmann, l’avviso di conclusione indagini è stato notificato a:
- Ferdinando Aiello
- Roberto Colletti
- Marco Dammone
- Antonio Iacono
- Mauro Marchese
- Sergio Mazzola
- Vito Raso
Lo scenario
L’inchiesta aveva inizialmente colpito un numero ben più ampio di soggetti (18 le misure cautelari richieste all’epoca, di cui solo 5 accolte dal GIP). Con questo atto, la Procura definisce il perimetro delle responsabilità che intende portare a processo, focalizzandosi su una rete di contatti che avrebbe cercato di condizionare le dinamiche gestionali della sanità isolana.
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