L’ex Presidente della Regione siciliana chiude il capitolo giudiziario legato alle inchieste su Villa Sofia e l’Asp di Siracusa. Il GUP di Palermo ha accolto la richiesta della difesa: niente carcere per il leader della DC.
Il Giudice dell’udienza preliminare di Palermo, Ermelinda Marfia, ha ratificato l’accordo di patteggiamento per Salvatore Cuffaro. L’ex governatore siciliano, attualmente agli arresti domiciliari, ha concordato una pena di 3 anni per le accuse di corruzione e traffico di influenze illecite. Grazie alla riforma della giustizia, il residuo di pena sarà scontato attraverso lo svolgimento di lavori di pubblica utilità.
I dettagli della sentenza
Il patteggiamento mette un punto fermo sulle pesanti accuse che vedevano Cuffaro coinvolto in due distinti filoni d’indagine:
- Concorsi truccati: Il pilotaggio di un bando per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari presso l’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo.
- Appalti sanitari: Presunti illeciti nella gestione di una gara indetta dall’Asp di Siracusa.
Sui tre anni totali di condanna, Cuffaro ha già scontato cinque mesi in custodia cautelare. I restanti due anni e sei mesi verranno convertiti in attività socialmente utili, evitando così il rientro in istituto penitenziario.
Il risarcimento: Oltre alla sanzione detentiva, l’accordo prevede un risarcimento per il danno all’immagine: l’ex governatore dovrà versare 7.500 euro ciascuno all’azienda ospedaliera Villa Sofia e all’Asp di Siracusa.
Il quadro degli altri imputati
Mentre la posizione di Cuffaro viene stralciata tramite il patteggiamento, il procedimento prosegue per gli altri otto soggetti coinvolti nell’inchiesta. Tra questi figurano nomi di rilievo della sanità e della burocrazia siciliana:
–Roberto Colletti: Ex direttore generale del Villa Sofia.
– Antonio Iacono: Primario del Trauma Center.
– Vito Raso: Storico segretario dell’ex governatore.
– Ferdinando Aiello: Il faccendiere coinvolto nell’appalto siracusano, che ha optato per il rito abbreviato.
Le accuse, a vario titolo, vanno dalla corruzione al traffico di influenze. Per gli altri indagati — tra cui gli imprenditori Sergio Mazzola, Mauro Marchese e Marco Dammone — la Procura ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio.
La decisione del GUP
La decisione di Ermelinda Marfia è giunta dopo il parere favorevole dei magistrati inquirenti, che già nella scorsa udienza avevano dato il via libera alla proposta formulata dai legali di Cuffaro, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano.
L’azienda ospedaliera Villa Sofia si è costituita parte civile nel processo, sottolineando la gravità delle condotte che avrebbero inquinato le procedure concorsuali interne a danno della trasparenza amministrativa.
L’esito di questo procedimento segna un nuovo passaggio critico nella storia giudiziaria della sanità siciliana, confermando ancora una volta l’intreccio tra politica, gestione burocratica e interessi privati nei centri di spesa della Regione.
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