Da quanto si legge su ilFattoQuotidiano, Stanzione vive nello stesso palazzo, affitto da 3.000 € pagato dallo Stato, dove la famiglia gestiva un’attività ricettiva senza permessi. Crolla l’alibi del “non sapevo nulla”
La distanza tra il dovere istituzionale e l’interesse privato si riduce a pochi metri, quelli che separano l’abitazione del Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, dal B&B abusivo di proprietà della sua famiglia, affacciato sul Pantheon.
La clamorosa scoperta, emersa in seguito alle indagini giornalistiche de Il Fatto, mette in crisi la strenua difesa di Stanzione, che aveva sempre sostenuto di essere all’oscuro dell’attività illegale.
Dopo che era stato rivelato che l’immobile della famiglia Stanzione in piazza della Pigna 53 era stato adibito per anni ad attività turistico-ricettiva senza licenza e accatastato come ufficio, il Garante si era affrettato a prendere le distanze: “La famiglia Stanzione è del tutto estranea alla gestione del B&B”, avevano fatto sapere i suoi legali.
Ora, però, si scopre che il “non sapevo” è reso insostenibile da una realtà fisica implacabile: Pasquale Stanzione abita nello stesso stabile.
L’abitazione del Garante (civico 56) che dal 1° novembre 2020, lo Stato italiano sostiene le spese di locazione per un appartamento signorile di 142 mq per Stanzione, che percepisce già un compenso annuo di circa 250 mila euro, al costo di oltre 3.000 euro al mese.
L’immobile della famiglia (civico 53): Nello stesso palazzo, diviso solo da scale e un cortile interno, stessi estremi catastali, la società a cui le figlie hanno affittato l’immobile incassava circa 3.000 euro mensili da un’attività ricettiva priva delle necessarie autorizzazioni.
Trenta metri, un unico portone. Questa è la distanza che rende la sua estraneità ai fatti un alibi ormai inservibile.
Per cinque anni, nello stesso edificio, sono confluiti due importanti flussi di denaro:
Denaro pubblico e legale: Oltre 165.600 euro versati dallo Stato al civico 56 per l’affitto del Presidente.
Denaro privato e illegale: Circa 120.000 euro incassati al civico 53 grazie all’attività abusiva del B&B.
La regolarizzazione del B&B è stata respinta dal Comune dopo le prime rivelazioni, e la pratica per il cambio di destinazione d’uso, necessaria per l’attività, era stata presentata solo a ottobre 2025, dopo l’irrogazione delle multe, e non poteva avvenire senza il consenso esplicito della proprietà.
A rendere il quadro ancora più critico è la gestione della trasparenza da parte del Garante della Privacy stesso.
Per conoscere i dettagli del contratto di locazione del suo appartamento, era stata presentata una richiesta di accesso agli atti. L’Autorità ha trasmesso il documento anonimizzato e oscurato, rendendo impossibile risalire all’indirizzo e al proprietario. Una mossa che ora appare mirata a nascondere il cruciale collegamento con il medesimo stabile del B&B abusivo.

Infine, un dettaglio che completa l’amara vicenda: l’appartamento del Garante al civico 56 risulta in regola con le spese condominiali pagate dallo Stato, quello al civico 53, di proprietà delle figlie e adibito a B&B abusivo, risulta invece moroso di 1.400 euro, con il condominio costretto a notificare il debito. L’amministratore, non a caso, è lo stesso per entrambi i civici.
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