La crisi migratoria riacutizzatasi attorno all’enclave spagnola di Ceuta torna a incendiare il dibattito politico europeo ed evoca nuovi attriti diplomatici tra Madrid e Roma. In vista della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea, il governo italiano intende accelerare sulla propria linea strategica, proponendo di trasformare l’esperienza dei centri in Albania in un pilastro strutturale della gestione comunitaria dei flussi.
La strategia di Roma: hub nei Paesi terzi e partenariati rafforzati
Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, porterà sul tavolo del vertice UE la richiesta esplicita di avviare immediatamente progetti pilota per la creazione di hub di rimpatrio in Paesi extra-UE, integrando così il quadro del Patto europeo su migrazione e asilo. La proposta italiana si articola su tre direttrici fondamentali:
- Esternalizzazione della gestione e dei rimpatri: estensione del modello collaudato con l’accordo di Tirana ad altri Paesi terzi considerati sicuri (tra le opzioni al vaglio figurano Stati inseriti nelle liste UE e nazioni come il Ruanda).
- Potenziamento operativo di Frontex: maggiore presidio e deterrenza lungo i confini esterni dell’Unione.
- Cooperazione bilaterale accresciuta: rafforzamento dei patti con i Paesi di origine e transito. In questo ambito si inserisce anche il recente colloquio al Viminale tra Piantedosi e il ministro dell’Interno algerino, Said Sayound.
Lo scontro con Madrid e la vertenza Schengen
La pressione migratoria a Ceuta ha fatto riemergere le divergenze strategiche tra l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez e il governo Meloni:
- Le critiche di Madrid: Il premier spagnolo Sánchez ha stigmatizzato l’orientamento di chiusura e la sospensione temporanea dei trattati di Schengen, definendo tali misure dettate da «incomprensione e scarso senso di solidarietà europea».
- La replica di Roma: Fratelli d’Italia e la maggioranza di governo rivendicano l’efficacia delle politiche di fermezza, evidenziando come la crisi di Ceuta dimostri proprio l’esigenza di strumenti di deterrenza più rigidi a livello sovranazionale.
I dati del Viminale sull’andamento dei flussi:
-55% di sbarchi registrati in Italia rispetto al 2025.
-82% di calo rispetto ai picchi del 2023.
L’attacco delle opposizioni e i dubbi sul centro di Gjader
Sul fronte interno italiano, il fronte dell’opposizione (PD, M5S, AVS e Azione) critica duramente l’impostazione dell’esecutivo. I partiti della minoranza accusano la premier Meloni di utilizzare le vicende di Ceuta per scopi di propaganda politica e chiedono che riferisca in Parlamento sull’effettivo stato delle relazioni europee e sulle misure adottate.
Polemiche anche dai soggetti del Terzo Settore: il Tavolo Asilo e Immigrazione ha evidenziato i limiti operativi dell’esperimento in Albania, sottolineando come nel centro di Gjader, a fronte di ingenti risorse impegnate, siano stati effettuati circa cento rimpatri effettivi in oltre un anno di operatività.
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