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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Scontro Stato-Giustizia sul nodo carceri: «Fuori controllo», De Lucia attacca. Nordio replica: «Offese le istituzioni»
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Scontro Stato-Giustizia sul nodo carceri: «Fuori controllo», De Lucia attacca. Nordio replica: «Offese le istituzioni»

Autore: Redazione Visualizzazioni: 83 Tempo di lettura: 4 Pubblicato il: 25/07/2026
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Allarme del procuratore di Palermo De Lucia: «I penitenziari gestiti dalle organizzazioni criminali con comunicazioni tra dentro e fuori». Il Guardasigilli controbatte: «L’intero corpo di polizia penitenziaria compie il proprio dovere, ingiusto generalizzare».

Contents
La denuncia: «Incarcerati in conference call, lo Stato non controlla più»Racket a Palermo e l’ipotesi dell’EsercitoLa dura reazione di Nordio: «Parole di gravità inaudita»Un dibattito aperto sulle riforme necessarie

Si riaccende con violenza lo scontro tra magistratura e governo sul drammatico stato delle carceri italiane. A scatenare il botta e risposta è stato il procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia — noto per aver guidato l’operazione che ha portato alla cattura del boss Matteo Messina Denaro —, intervenuto a Palermo nel corso di un dibattito promosso dall’Associazione Siciliana della Stampa e dall’Ordine dei Giornalisti.

La denuncia: «Incarcerati in conference call, lo Stato non controlla più»

Nel suo intervento, de Lucia ha tracciato un quadro a tinte fosche della situazione penitenziaria nazionale, sostenendo che lo Stato abbia sostanzialmente perso il governo dei penitenziari a favore della criminalità organizzata.

«Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono ormai vera e propria conference call tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è recluso in un altro istituto», ha denunciato il procuratore.

Secondo il magistrato palermitano, il collasso del sistema è causato da fattori strutturali ormai cronici:

  • Sovraffollamento sistemico: i numeri della popolazione carceraria superano di gran lunga la capienza reale delle strutture.
  • Carenza di assistenza e percorsi riabilitativi: un numero elevato di detenuti soffre di tossicodipendenza e necessiterebbe di strutture sanitarie o di recupero dedicate anziché della cella.
  • Interessi delle mafie: le organizzazioni criminali traggono vantaggio dall’attuale stato di caos e puntano al mantenimento dello status quo.

Racket a Palermo e l’ipotesi dell’Esercito

Oltre alla questione carceraria, de Lucia ha richiamato l’attenzione sulla ripresa della pressione estorsiva nel capoluogo siciliano, segnalando in particolare la recrudescenza della violenza mafiosa nel mandamento di San Lorenzo.

Interpellato sulla possibilità di impiegare l’Esercito nelle città per ragioni di sicurezza pubblica — tema aperto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni —, de Lucia si è mostrato favorevole a un apporto pragmatico: «L’Esercito ha compiti diversi dalla Polizia, ma come avviene a Parigi o Nizza, impiegarlo in presidi fissi per liberare forze dell’ordine e destinarle al controllo dinamico del territorio può risultare un ausilio molto utile».

La dura reazione di Nordio: «Parole di gravità inaudita»

La replica del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non si è fatta attendere ed è arrivata in serata con toni particolarmente duri, respingendo fermamente la ricostruzione del procuratore palermitano.

«È de Lucia ad aver perso il controllo di se stesso», ha dichiarato il Guardasigilli. «È di una gravità inaudita che un procuratore offenda l’intero corpo della Polizia Penitenziaria, che svolge quotidianamente il proprio dovere rischiando la vita. Se si sono verificati episodi patologici o falle, un magistrato non può estenderli arbitrariamente all’intero territorio nazionale».

Un dibattito aperto sulle riforme necessarie

Lo scontro tra de Lucia e Nordio mette a nudo una spaccatura profonda e mai sanata: da un lato, l’allarme dei magistrati d’inquisizione e antimafia che toccano con mano l’incisività dei clan nei penitenziari; dall’altro, la difesa dell’operato delle forze dell’ordine e delle istituzioni da parte dell’esecutivo. Un contrasto che si gioca sulla pelle di un sistema carcerario allo stremo, dove sovraffollamento, carenze d’organico ed emergenza sociale continuano a richiedere interventi strutturali non più rinviabili.

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