L’intervista rilasciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al quotidiano statunitense New York Times ha riacceso uno scontro politico sulla memoria storica in Italia.
Al centro delle polemiche ci sono le dichiarazioni della premier sul Ventennio fascista, giudicate dalle forze di minoranza come un tentativo di “revisionismo di Stato” e di relativizzazione della dittatura.
Nel corso del colloquio con il giornalista Roger Cohen, alla domanda sul suo posizionamento rispetto al passato post-fascista del suo schieramento, la premier ha invitato a una diversa lettura degli eventi:
«È stata un’epoca particolarmente complessa. Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l’avessimo vista stando nel mezzo di quegli eventi, probabilmente l’avremmo percepita diversamente, no?»
Le forze di minoranza hanno duramente stigmatizzato le parole di Meloni, accusandola di mancare di rispetto alla Resistenza e ai valori della Costituzione antifascista.
Partito Democratico: Esponenti Dem (tra cui Gianni Cuperlo) hanno parlato di una “scelta gravissima”. Sostengono che definire il fascismo solo un “percorso complesso” e giustificare le percezioni dell’epoca significhi ignorare le persecuzioni, le leggi razziali e la fine delle libertà democratiche.
Movimento 5 Stelle: Il leader Giuseppe Conte e i parlamentari del Movimento hanno criticato l’uso dei media internazionali per mandare messaggi ambigui alla propria base nostalgica, definendo le risposte della premier “incompatibili” con i doveri repubblicani.
Alleanza Verdi e Sinistra (AVS): Le forze della sinistra radicale hanno sollevato la reazione più netta. Hanno accusato direttamente Palazzo Chigi di attuare una “operazione di revisionismo di Stato sulla pelle di chi ha sacrificato la vita per liberare l’Italia dal nazifascismo”.
Dall’altro lato della barricata, i vertici di Fratelli d’Italia e i media vicini all’esecutivo respingono in blocco le accuse:
Centralità internazionale: Per la maggioranza, l’ampio reportage del New York Times è la dimostrazione dell’autorevolezza conquistata da Meloni all’estero e della stabilità dell’esecutivo italiano.
Nessuna ambiguità: I sostenitori della premier ricordano che Meloni ha già più volte espresso in passato condanne esplicite verso le leggi razziali e i totalitarismi del Novecento nei suoi discorsi ufficiali d’insediamento. Le opposizioni, conclude la destra, strumentalizzano singole risposte per fini di propaganda interna.
Alle forze politiche si sono unite le proteste di storici, intellettuali e associazioni partigiane (come l’ANPI). La critica centrale riguarda l’uso dell’argomento della “complessità” per equiparare le responsabilità storiche della dittatura alle posizioni di chi la avversava.
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