La politica siciliana si trasforma in un campo di battaglia nazionale.
Quello che era iniziato come un malumore locale è ormai diventato il “caso Sicilia”, una priorità assoluta nelle agende di Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Tra rinvii a giudizio, congressi congelati e l’ombra di un rimpasto imminente, i due principali partiti del centrodestra si preparano a una resa dei conti che potrebbe ridisegnare gli equilibri di Palazzo d’Orléans.
Missione diplomatica per Fratelli d’Italia: il fattore Amata
Lunedì 27 aprile, i pesi massimi di via della Scrofa, Arianna Meloni e Giovanni Donzelli, sono attesi nell’Isola per un vertice a porte chiuse. L’obiettivo è duplice: placare i malumori, dopo i tanti scandali, della base e gestire l’uscita di scena di Elvira Amata.
L’assessora al Turismo, colpita dal rinvio a giudizio per corruzione, si trova al centro di un delicato “dossier”. Le opzioni sul tavolo sono due:
- Dimissioni spontanee: un addio concordato per salvaguardare l’immagine del partito.
- Strategia collettiva: il gruppo di Fdi potrebbe rimettere la delega al Turismo nelle mani del Governatore, provocando una decadenza tecnica dell’incarico senza passare per una revoca formale.
In questo clima di incertezza, anche la poltrona di Gaetano Galvagno, Presidente dell’Ars, non appare blindata: lo stesso Galvagno avrebbe già dato disponibilità a fare un passo indietro qualora Roma lo ritenesse necessario per gli equilibri della coalizione.
Forza Italia tra scissioni e commissariamento
Se in casa Fdi si lavora di diplomazia, in Forza Italia il clima è di scontro aperto. La frattura tra la segreteria nazionale di Tajani e la gestione siciliana di Renato Schifani è ormai evidente. La decisione di Roma di congelare i congressi siciliani, unica eccezione nel panorama nazionale, suona come una sfiducia verso l’attuale assetto regionale.
L’ipotesi Nino Minardo
Per superare lo stallo tra la linea Schifani, che punta a blindare Marcello Caruso, e le fronde interne che guardano a figure come Giorgio Mulè, prende quota il nome di Nino Minardo. Il Presidente della Commissione Difesa alla Camera rappresenterebbe l’uomo della mediazione: una figura di garanzia capace di traghettare il partito fuori dalle sabbie mobili del conflitto interno.
Mentre il rimpasto di giunta slitta ai primi di maggio, il Governatore Schifani tenta di serrare i ranghi a Palazzo d’Orléans. Tuttavia, la pressione dei vertici nazionali e la paralisi amministrativa causata dalle vicende giudiziarie e congressuali rischiano di logorare la coalizione.
La Sicilia, ancora una volta, si conferma il laboratorio politico più turbolento d’Italia, dove le carriere si decidono sull’asse Palermo-Roma.
La tenuta della giunta Schifani dipenderà dall’esito dei vertici di fine aprile. Senza una sintesi rapida, il rischio è quello di una paralisi che il governo regionale non può permettersi.
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