Nel vivo le audizioni all’Ars. Da attivare 2 mila posti letto L’Mpa: no ai tagli
a Caltagirone e Gela
«In Sicilia ci sono almeno duemila posti letto da attivare tra lungodegenze e riabilitazioni e 1.200 medici in meno nei reparti ospedalieri».
Il presidente della commissione Sanità all’Ars, Pippo Laccoto, traccia la road map su cui l’organismo parlamentare comincia a lavorare in vista della nuova rete sanitaria.
Ad essere già state ascoltate in commissione sono le Asp di Palermo, Catania,
Messina e Ragusa, mentre martedì prossimo sarà la volta delle aziende sanitarie di Siracusa, Trapani, Agrigento, Enna e Caltanissetta e delle associazioni di categoria.
Il risiko per la rimodulazione dei posti letto è già partito, sebbene i contorni siano tutt’altro che definiti.
Ma già dalle prime battute non mancano gli allarmi di sindacati e politica sulle strutture periferiche.
Nel Palermitano ad accendere i riflettori sono i sindaci e la Cgil, nell’ala orientale a mandare segnali di fumo all’assessorato alla Salute – guidato dalla tecnica in quota forzista
Giovanna Volo – sono gli autonomisti di Raffaele Lombardo, che questo pomeriggio presenteranno il nuovo progetto politico all’hotel Politeama insieme al sindaco di Palermo
Roberto Lagalla e all’ex presidente dell’Ars Gianfranco Micciché.
E se il leader degli autonomisti prova a inviare segnali di pace a Palazzo d’Orleans, assicurando di restare «nell’ambito del centrodestra », i suoi in commissione sono stati la voce più critica verso l’Asp di Catania, parlando di «gestione fallimentare» dell’azienda.
Concetto, in fondo, ribadito dallo stesso nemico-amico di Schifani pronto al battesimo di fuoco della sua nuova creatura politica: «Gli alleati mica possono essere affetti da sordomutismo prosegue Lombardo – se riteniamo che l’ospedale di Caltagirone vada salvaguardato perché risponde alle esigenze di una platea di oltre 150 mila siciliani, sentiamo l’obbligo di dirlo. Vale anche per Gela, che si rivolge a una platea di 80 mila persone».
Presto, ancora, per individuare eventuali ridimensionamenti, ma Lombardo guarda già oltre: «Qui il rischio è di sguarnire gli ospedali periferici, che non avranno servizi fondamentali. Magari
per piazzare poi a Catania quattro reparti tutti uguali. Non ha molto senso».
Parole che fanno il paio con la tesi della Cgil, secondo cui «si assiste ancora una volta a uno spettacolo indecoroso, dietro il quale si muovono chissà quali interessi – osservano
Alfio Mannino e Gaetano Agliozzo Si riorganizza il settore senza confronto, neanche con i sindaci
con i quali sarebbe obbligatorio, e senza avere chiaro se il piano si stia confezionando il piano nelle sedi deputate. C’è da temere un ulteriore colpo al servizio sanitario».
Anche i sindaci del comprensorio di Corleone, undici tra cui il meloniano Walter Ra, sono pronti a fare scudo attorno all’ospedale dei Bianchi e chiedere un faccia a faccia con Schifani. L’ennesima grana, mentre le immagini che arrivano dal capogruppo di Italia Viva alla Camera Davide Faraone che ha fatto un’ispezione a sorpresa nel pronto soccorso del Cervello di Palermo, lasciano pochi spazi all’interpretazione.
Per Faraone la struttura, fanalino di coda del Paese nella classifica Agenas, «così com’è, andrebbe
solamente chiusa. La fila delle barelle inizia da fuori, all’addiaccio, dove sbarcano le ambulanze.
Poi continua all’ingresso e, senza soluzione di continuità, prosegue al di là della porta, dove una sottospecie di triage prova a smistare il caos».
Immagini da terzo mondo, nell’Isola in cui è già partito il valzer per ridisegnare il volto della sanità pubblica.

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