Mentre la media nazionale si attesta sui 337 euro, nell’Isola le tariffe schizzano alle stelle.
Il report della Uil lancia l’allarme. A Caltanissetta l’incremento più pesante, mentre Trapani e Siracusa restano tra le città più care d’Italia.
In Sicilia la Tari non è solo una tassa, è un peso che grava sulle famiglie il doppio rispetto al resto d’Italia.
A scattare la fotografia nitida di questo “disastro annunciato” è l’ultima indagine del Servizio Politiche Fiscali della Uil, che evidenzia come l’incidenza della tassa sui rifiuti sul reddito netto familiare al Sud sia dell’1,34%, contro lo 0,64% del Nord-Est.
A spiccare nel report per l’eccezionalità del dato è Caltanissetta, la città ha registrato un incremento record del 30%, passando dai 250,09 euro ai 327,79 euro. Un balzo che non trova giustificazione in un miglioramento dei servizi, ma che si inserisce in un contesto regionale critico.
La Sicilia domina, purtroppo, la “top-ten” dei costi più alti in Italia:
- Trapani: 510,98 € (tra le più care in assoluto)
- Siracusa: 481,46 €
- Catania: 475,44 € (quarta tra le città metropolitane)
- Agrigento: 467,86 €
Seguono Ragusa (420,74 €), Palermo (344,60 €) ed Enna (305,89 €). L’unica a “respirare” leggermente è Messina, che con 302,60 euro resta al di sotto della media nazionale di 337,77 euro.
Il confronto tra le tariffe del 2024 e del 2025 evidenzia come la Sicilia si trovi in una situazione “a macchia di leopardo”, dove a pochi comuni virtuosi si contrappongono capoluoghi in cui il carico fiscale è diventato insostenibile.
Ecco una tabella comparativa basata sugli ultimi dati UIL e Cittadinanzattiva per le principali città siciliane, proiettando i costi medi annui per una famiglia tipo.
Tabella Comparativa TARI Sicilia (2024 vs 2025)
| Città | Tariffa Media 2024 (€) | Tariffa Media 2025 (€) | Variazione % | Note 2025 |
| Caltanissetta | 327,79 | 426,13 | +30% | Record rincari; addio sconto single. |
| Catania | 475,44 | 483,00 | +1,6% | Tra le più care d’Italia. |
| Trapani | 510,98 | 521,00 | +2,0% | Maglia nera assoluta per costo. |
| Agrigento | 467,86 | 500,00 | +6,6% | Impatto forte su famiglie numerose. |
| Palermo | 344,60 | 373,00 | +7,8% | Aumento per costi discarica. |
| Messina | 302,60 | 315,00 | +4,1% | Resta la più economica tra le grandi. |
| Siracusa | 481,46 | 480,00 | -0,3% | Stabile, ma su livelli altissimi. |
| Enna | 305,89 | 313,00 | +2,3% | Tra le città meno “tartassate”. |
“Sicilia tartassata e malservita”, commenta duramente Luisella Lionti, segretaria generale della Uil Sicilia. “Mentre cresce la povertà e si riducono le opportunità di lavoro, le nostre famiglie sono costrette a destinare quote di reddito altissime per un servizio segnato da continue emergenze. Molti cittadini arrivano a rinunciare a cure e cibo per far quadrare i conti. È urgente un confronto con le istituzioni per trovare soluzioni concrete”.
Nonostante la raccolta differenziata sia in crescita, i costi per i cittadini non diminuiscono.
Vien da chiedersi perché?
Secondo lo studio diretto da Santo Biondo, segretario nazionale Uil, il problema risiede nella carenza di impianti moderni.
Senza strutture autonome per il trattamento della frazione umida, della plastica e del vetro, i comuni siciliani sono costretti a:
- Trasferire i rifiuti in discariche lontane (con costi di trasporto enormi).
- Spedire i rifiuti all’estero.
- Rinunciare ai ricavi della vendita dei materiali riciclabili alle piattaforme di raccolta.
“Il risultato di questa indagine è un ennesimo campanello d’allarme per il Mezzogiorno”, conclude Santo Biondo. “I ritardi nell’attuazione del Pnrr sulla gestione dei rifiuti si traducono in costi insostenibili. Investire in impianti significa creare occupazione e abbattere le bollette. La transizione ecologica non può restare solo uno slogan”.
Su Caltanissetta per il 2025 vi è l’aumento più pesante, un vero e proprio “salasso”. La città non solo ha subito il rincaro percentuale più alto della regione, ma ha visto una profonda ristrutturazione delle agevolazioni che ha colpito le fasce più fragili.
Sebbene il dato medio indichi un +30%, l’impatto reale su molte bollette ha toccato punte anche del 40%.
Questo incremento è dovuto a un “mix esplosivo” di fattori, che include contenziosi storici.
L’amministrazione ha dovuto probabilmente coprire i debiti pregressi o fuori bilancio e le richieste di adeguamento costi avanzate dalla ditta Caltambiente. E’ emersa anche un’evasione record, un dato allarmante di evasione fiscale che tocca il 66%, come riferito dall’ass. in aula in più occasioni.
Poiché la legge impone che i costi del servizio rifiuti siano interamente coperti dalla tariffa, chi paga regolarmente si è trovato a farsi carico anche della quota dei non pagatori.
La novità più contestata riguarda il Regolamento TARI approvato il 28 gennaio 2025, che ha eliminato o ridotto drasticamente storiche misure di sostegno, come ad esempio è stata eliminata l’agevolazione che permetteva ai nuclei familiari composti da una sola persona, spesso anziani o giovani lavoratori di godere di una riduzione fissa del 30% e introducendo novità.
Il Regolamento
Regolamento approvato con dal Consiglio Comunale il 28/01/2025
La Delibarazione
Le agevolazioni sono state ricondotte quasi esclusivamente a criteri ISEE molto stringenti, seguendo le direttive ARERA per il “Bonus Rifiuti”, lasciando però scoperta quella “fascia grigia” che pur non essendo in povertà assoluta fatica a sostenere aumenti così bruschi.
Per tentare di snellire la macchina burocratica, il nuovo regolamento prevede il passaggio alla TARI in autoliquidazione. Questo significa che, dopo una fase transitoria, non sarà più il Comune a inviare il bollettino precompilato, ma il cittadino o il suo consulente a dover calcolare e versare quanto dovuto, similmente a quanto avviene per l’IMU.
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