Il ddl concorrenza al Senato potrebbe essere modificato da emendamenti di FI che permetterebbero aumenti annuali delle tariffe telefoniche
Potrebbe contenere una sorpresa il disegno di legge annuale sulla concorrenza, attualmente all’esame del Senato, a causa delle possibili modifiche che finirebbero per incidere direttamente sulle tasche e sulla privacy di milioni di italiani. Tra gli emendamenti più discussi, come riportano il Fatto Quotidiano e Repubblica, spicca quello presentato a fine settembre dai senatori di Forza Italia, volto a reintrodurre la possibilità per le compagnie telefoniche di adeguare automaticamente le tariffe all’andamento dell’inflazione.
Si tratta di una modifica tutt’altro che secondaria perché, se dovesse passare, potrebbe portare alla crescita annuale delle tariffe telefoniche, seppur con un tetto massimo fissato dall’Agcom.
Ma non è tutto. Il punto più controverso riguarda però la clausola secondo cui l’adeguamento “non costituisce modifica delle condizioni contrattuali”. Ciò significa che l’utente non avrebbe diritto al recesso gratuito, come avviene oggi quando un operatore modifica unilateralmente le condizioni di un’offerta. Eventuali penali o la restituzione di sconti e rateizzazioni sarebbero a carico del cliente.
La commissione Industria del Senato è convocata per domani pomeriggio per esaminare la proposta a tappe forzate, con l’obiettivo di portare il ddl in Aula e ottenere il primo via libera entro giovedì. Il passaggio alla Camera dovrà avvenire entro il 31 dicembre, in linea con gli obiettivi del Pnrr.
Sul tavolo è presente anche un emendamento del M5S che, al contrario, propone di vietare espressamente le offerte indicizzate all’inflazione e qualsiasi forma di rimodulazione automatica. Non mancano anche altri emendamenti – fortemente criticati dalle opposizioni perché ritenuti una minaccia alla privacy – firmati da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Italia Viva che puntano invece a consentire l’uso dei dati relativi al cambio di operatore per finalità commerciali, previo consenso dell’utente.
Fonte lanotiziagiornale.it
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