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Stangata dal nuovo Codice della strada, Pagella Politica smentisce Salvini

By Redazione 320 Views 5 Min Read
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Salvini minimizza gli aumenti delle multe del nuovo Codice della strada, ma i numeri raccontano una realtà diversa

Contents
Dati alla mano: un giro di vite che pesaSanzioni e retorica: chi paga davvero?

Il nuovo Codice della strada, pronto a entrare in vigore, scatena polemiche e perplessità. Matteo Salvini, da ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato rapido nel respingere le critiche, sostenendo che non vi sarebbero “mega aumenti” nelle sanzioni, fatta eccezione per alcune categorie particolarmente sensibili come i parcheggi riservati ai disabili. Eppure ancora una volta i numeri sembrano raccontare una realtà diversa.

Dati alla mano: un giro di vite che pesa

L’analisi dei dettagli normativi, pubblicata da Pagella Politica, rivela che l’entità degli aumenti è significativa e riguarda una gamma ben più ampia di infrazioni. Per esempio, l’uso del cellulare alla guida, una delle violazioni più comuni e pericolose, subirà un incremento del 52% nella sanzione minima, passando da 165 a 250 euro. In caso di recidiva, il costo sale fino a 350 euro, con la sospensione della patente fino a tre mesi. Numeri che contraddicono nettamente l’idea di un semplice “ritocco”.

Non si tratta di un caso isolato. Le sanzioni per il superamento dei limiti di velocità subiscono anch’esse ritocchi significativi: “Chi supera i limiti di velocità con un eccesso tra i 10 e i 40 chilometri orari è già punito con una multa da 173 euro – scrive Pagella Politica -. Ma con il nuovo Codice della strada, se questa violazione è commessa all’interno di un centro abitato, e per almeno due volte in un anno, la multa sale a 220 euro e si rischia di perdere la patente per almeno 15 giorni”.

E ancora: “Crescono anche le multe per chi parcheggia la moto o l’auto vicino a un incrocio, che salgono da 25 a 87 euro e da 42 a 165 euro”. Incrementi che fanno riflettere, soprattutto se confrontati con l’inflazione corrente, che pure viene spesso usata come giustificazione per le modifiche legislative.

Salvini ha cercato di presentare il nuovo Codice come una misura “educativa”, mirata a proteggere categorie deboli e migliorare la sicurezza stradale. Ha enfatizzato le sanzioni per chi parcheggia motocicli o auto in posti riservati ai disabili: la riforma “aumenta” le sanzioni previste “rispettivamente a 165 euro e a 330 euro”. Tuttavia, questa narrazione non basta a coprire l’estensione del giro di vite, che colpisce una vasta platea di automobilisti e include infrazioni di ogni genere.

Sanzioni e retorica: chi paga davvero?

Il rischio, evidente, è che il nuovo Codice della strada venga percepito non come uno strumento per promuovere comportamenti responsabili ma come un modo per fare cassa. Un’accusa che, nel contesto attuale, pesa come un macigno. L’Italia è il paese in cui il governo sostiene di voler sostenere famiglie e imprese, eppure le stesse vengono colpite da rincari su infrazioni che spesso derivano da distrazioni più che da comportamenti dolosi.

C’è poi un’altra questione, più sottile e politica. Salvini sembra scommettere che il profumo dell’“ordine e disciplina” possa compensare il malcontento per gli aumenti. Ma la sua strategia rischia di trasformarsi in un boomerang: in un paese dove i costi della vita sono già alti e la fiducia nelle istituzioni è fragile, l’impressione di una politica che punisce senza offrire alternative concrete di miglioramento è destinata a incrinare ulteriormente il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Il nuovo Codice della strada è un banco di prova non solo per le promesse di Salvini ma per il governo tutto. Dietro le dichiarazioni rassicuranti, resta un elenco di multe più alte e sanzioni più severe. Il dubbio che siano state sottovalutate le ripercussioni sociali di questi aumenti persiste, così come la sensazione che il racconto del ministro leghista si pieghi alla convenienza politica.

La domanda che resta sul tavolo è una: questa stretta sulle multe migliorerà davvero la sicurezza stradale o finirà per alimentare il dissenso?

Salvini dovrà fare i conti non solo con i dati, ma con gli automobilisti italiani, che non sembrano molto disposti ad accettare retoriche semplicistiche. I numeri, del resto, non mentono.  

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