Fonti del regime rivelano al Financial Times un possibile cambio di strategia: target nel Sud-Est europeo, Cipro e cavi sottomarini. La Nato rassicura sulla tenuta dello scudo aereo, mentre Crosetto smorza i toni. Riflettori puntati sulle infrastrutture Usa in Italia.
L’escalation del conflitto tra Washington e Teheran rischia di allargare il proprio raggio d’azione ben oltre i confini del Medio Oriente. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, che cita fonti vicine al regime iraniano, le autorità militari di Teheran starebbero valutando la possibilità di colpire obiettivi strategici e basi statunitensi sul suolo europeo nell’eventualità di un ulteriore inasprimento delle ostilità guidate dagli Stati Uniti.
Target ed escalation: il piano di Teheran
Tra i possibili bersagli individuati dalle forze armate iraniane ed esaminati nelle ultime settimane figurano installazioni militari nell’Europa sud-orientale. Tra queste spicca la base aerea di Bezmer, in Bulgaria, recentemente autorizzata ad accogliere e rifornire velivoli statunitensi, e diverse strutture a Cipro, dove già nei mesi scorsi un’infrastruttura britannica era stata oggetto di un attacco condotto tramite droni.
Parallelamente al piano contro gli asset militari, l’Iran starebbe ipotizzando azioni di sabotaggio ai cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz, mossa idonea a provocare un grave blocco nelle comunicazioni globali.
Il cambio di marcia rispecchia il netto irrigidimento della leadership politica e militare iraniana, segnato dalle recenti nomine di esponenti della linea dura ai vertici della sicurezza da parte della Guida Suprema Ayatollah Mojtaba Khamenei. Le stesse Guardie della Rivoluzione (Pasdaran) hanno ribadito che qualsiasi Paese che conceda l’uso delle proprie basi per lanciare raid contro l’Iran verrà considerato a tutti gli effetti un bersaglio legittimo.
La risposta della Nato e la minaccia missilistica
Dalla sede della Nato arrivano messaggi di fermezza. Un funzionario dell’Alleanza Atlantica ha ricordato la solidità dei sistemi di difesa integrata: «Come dimostrato di recente, quando le difese aeree Nato hanno intercettato con successo missili balistici diretti dall’Iran verso la Turchia, la nostra postura di deterrenza e difesa è solida ed efficace. Siamo pronti ad affrontare qualsiasi minaccia e a difendere tutti gli Alleati».
Gli analisti militari invitano comunque alla cautela nel quantificare la reale portata del pericolo. Secondo Sidharth Kaushal, esperto del think-tank britannico RUSI (Royal United Services Institute), la minaccia per il continente europeo è «reale ma limitata»: l’Iran dispone di missili balistici a medio raggio (come la serie Shahab) in grado di raggiungere il Sud-Est europeo, ma avrebbe severe difficoltà logistiche e d’impatto nel causare danni sistemici su distanze maggiori.
La posizione dell’Italia e la rete di basi Usa
Sul caso è intervenuto anche il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, cercando di smorzare i toni e criticando l’eccesso di speculazioni: «La tattica con cui l’Iran ha affrontato la guerra è portare il caos verso luoghi e nazioni che non avevano alcun ruolo nel conflitto. Con questa logica nulla è precluso, ma fossi nel Financial Times eviterei di offrire idee».
Tuttavia, l’eventualità di una minaccia estesa al quadrante europeo riporta l’attenzione sull’intensa presenza militare americana in Italia, hub fondamentale per le operazioni statunitensi nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Nel Paese si contano ufficialmente otto grandi basi statunitensi (tra cui la stazione aeronavale di Sigonella, la base aerea di Aviano, il polo logistico di Camp Darby e la caserma Ederle a Vicenza), oltre ad hub chiave per le comunicazioni strategiche come il sistema satellitare Muos di Niscemi e il comando Nato di Lago Patria / Capodichino a Napoli. Un dispositivo complessivo che impiega circa 13.000 militari americani e che costituisce la spina dorsale della logistica d’oltremare degli Stati Uniti in Europa.
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