Acclamato alla Mostra del Cinema di Venezia, il film d’inchiesta sulle operazioni militari a Gaza scatena l’ira del premier israeliano. Netanyahu parla di “diffamazione” e chiede l’intervento di Shin Bet e Procura Generale contro i testimoni anonimi.
Il caso del documentario “NAZA” valica i confini della cinematografia e scatena una vera e propria bufera politica e giudiziaria in Israele. La pellicola, premiata dalla giuria alla Mostra del Cinema di Venezia e accolta in sala con una lunga standing ovation, è finita direttamente nel mirino del primo ministro Benjamin Netanyahu.
Le rivelazioni e la reazione di Tel Aviv
Al centro dell’opera ci sono le testimonianze in forma anonima di 24 membri delle forze armate e dei servizi di intelligence israeliani. I militari raccontano il loro coinvolgimento in operazioni condotte nella Striscia di Gaza durante le quali avrebbero perso la vita numerosi civili palestinesi.
Un’inchiesta che ha suscitato la durissima reazione del premier israeliano. In un intervento diffuso tramite il proprio profilo su X (ex Twitter), Netanyahu ha scagliato un duro attacco contro la produzione, definendo il documentario “falso, fuorviante e fazioso” e accusandolo di voler infangare la reputazione di Israele e delle Forze di difesa (IDF) sul piano internazionale.
La richiesta di indagini penali
Per bloccare le conseguenze del film e fare luce sulle fughe di notizie, il capo del governo di Tel Aviv si è rivolto direttamente ai vertici della sicurezza nazionale — il capo di Stato Maggiore dell’esercito, il direttore del servizio di sicurezza interna (Shin Bet) e la Procuratrice Generale — sollecitando l’apertura immediata di un’indagine approfondita. L’obiettivo è perseguire penalmente gli informatori per violazione della sicurezza delle informazioni, diffamazione e danno agli interessi strategici e diplomatici dello Stato.
La replica delle Forze armate
Da parte loro, le forze di difesa israeliane (IDF) hanno respinto le ricostruzioni contenute in “NAZA”, mettendo in discussione la credibilità dei testimoni e ribadendo che ogni azione tattica e ogni attacco aereo vengono decisi da personale umano nel pieno rispetto delle direttive operative e del diritto d’arma.
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