La Direzione Approfondimento della Rai ha disposto la sospensione immediata delle repliche estive di Report, lo storico programma d’inchiesta di Rai 3. La decisione, comunicata ufficialmente da Viale Mazzini tramite una nota, rimarrà in vigore «in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci».
Resta comunque confermato, al momento, il debutto della nuova stagione inedita del programma, previsto per il prossimo mese di novembre.
La posizione di Viale Mazzini: “Tutela del brand”
Secondo quanto si apprende da fonti interne all’azienda, la scelta di bloccare la messa in onda estiva risponde a logiche puramente aziendali e di opportunità strategica. L’obiettivo dichiarato dai vertici televisivi sarebbe la «necessità di tutelare il marchio Report, il brand e l’intera redazione, compreso lo stesso Sigfrido Ranucci». Da parte dei vertici Rai si sottolinea come il programma rappresenti un patrimonio fondamentale per il servizio pubblico, motivo per cui si è ritenuto opportuno congelare temporaneamente le trasmissioni in attesa che si delineino con maggiore chiarezza i contorni del caso giudiziario e politico che sta interessando il giornalista.
La vicenda fa riferimento alle indagini e alle recenti audizioni legati ai presunti tentativi di intimidazione o attentato subiti da Ranucci, una trama complessa che vede sullo sfondo anche le dichiarazioni e i rapporti con figure come l’ex latitante Valter Lavitola. Su questo fronte, Ranucci ha recentemente dichiarato pubblicamente di «non pentirsi del rapporto di amicizia» con Lavitola, sollevando al contempo interrogativi sulla presenza di iscritti alla massoneria all’interno del Parlamento.
La dura replica di Ranucci: “Provvedimento basato su congetture”
Non si è fatta attendere la reazione di Sigfrido Ranucci. Attraverso una nota diffusa dal suo legale, l’avvocato Roberto De Vita, il conduttore ha definito «sconcertante» la mossa della Rai. Secondo la difesa, il provvedimento non tutelerebbe affatto la trasmissione, bensì si fonderebbe su «congetture assurde».
Ranucci sostiene che una simile decisione finisca per delegittimare il lavoro svolto quotidianamente e in totale autonomia dai giornalisti della redazione. Le inchieste portate avanti da Report, conclude la nota del conduttore, costituiscono un «vero patrimonio per l’informazione e la democrazia» del Paese, che non dovrebbe essere penalizzato da provvedimenti cautelativi di matrice aziendale.
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