CARACAS – Il Venezuela è in ginocchio. Il bilancio del catastrofico doppio terremoto che ha colpito il Paese lo scorso mercoledì continua ad aggravarsi di ora in ora, assumendo i contorni di una vera e propria tragedia umanitaria. Secondo l’ultimo bollettino ufficiale rilasciato da Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, le vittime accertate sono salite a 1.450, mentre i feriti superano i 3.200. A spaventare maggiormente le autorità e i soccorritori è il dato, stimato dalle Nazioni Unite, sulle persone di cui non si hanno notizie: sono oltre 50.000 i dispersi.
Città distrutte e ospedali al collasso
I droni che sorvolano lo Stato costiero di La Guaira – l’area più violentemente colpita – e la capitale Caracas restituiscono immagini spettrali: intere strade ridotte a cumuli di macerie, con almeno 764 edifici gravemente danneggiati, di cui 189 completamente crollati. Tra questi figurano grandi complessi residenziali e alberghi, come l’hotel di La Guaira in cui alloggiava un gruppo di cittadini venezuelani appena rimpatriati dagli Stati Uniti, rimasto quasi interamente sepolto.
Il sistema sanitario nazionale è al collasso. Gli ospedali di Caracas e delle città limitrofe sono saturi e faticano a gestire il flusso incessante di feriti, mentre le scosse di assestamento – l’ultima di magnitudo 4.9 – continuano a terrorizzare la popolazione e a ostacolare le operazioni di soccorso, condotte spesso a mani nude a causa della carenza di mezzi pesanti. L’ONU stima che i danni economici complessivi abbiano già superato i 6,7 miliardi di dollari.
Il dramma della comunità italiana: 16 vittime accertate
La tragedia tocca da vicino anche l’Italia. Nelle ultime ore, le fonti diplomatiche hanno confermato il drammatico aumento del numero di connazionali deceduti, arrivato a 16 vittime. Tra queste, una famiglia di cinque persone originaria del Salernitano (precisamente di Laviano), i cui corpi sono stati individuati sotto le macerie del palazzo “Petunia”, nel quartiere Los Palos Grandes a Caracas. Si tratta di Enzo Cuomo (63 anni), della moglie Trini Adrian (53) e della figlia Isabella (22). Prima di loro era stata accertata la morte di una donna di origini siciliane. Attualmente si contano ancora 4 italiani feriti e circa 40 dispersi, mentre 29 connazionali sono stati rintracciati sani e salvi.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato lo stanziamento di un primo pacchetto di aiuti da 5 milioni di euro e ha attivato i canali di emergenza dell’Unità di Crisi della Farnesina (+39 0636225) per assistere le famiglie.
La macchina dei soccorsi e i “miracoli” tra le macerie
In mezzo alla devastazione, i soccorritori internazionali e i team specializzati non perdono la speranza. Un contingente italiano della Protezione Civile composto da 97 persone – tra vigili del fuoco, personale medico e funzionari – è atterrato all’aeroporto militare di El Libertador per dare supporto logistico e sanitario.
Nelle ultime ore si sono registrati anche alcuni salvataggi definiti miracolosi: a quattro giorni dalle scosse principali, squadre di soccorso franco-americane sono riuscite a estrarre vivi un uomo e il figlio adolescente rimasti intrappolati sotto i blocchi di cemento. Poche ore prima, un neonato di 18 mesi era stato tratto in salvo dopo essere sopravvissuto per 32 ore nell’oscurità delle macerie. Le prossime ore restano tuttavia decisive per sperare di ritrovare altri superstiti in quella che si attesta come una delle peggiori catastrofi naturali della storia recente del Paese.

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