La notizia degli arresti domiciliari per l’On. Michele Mancuso e il suo collaboratore Luigi Tricoli non è solo un fatto di cronaca giudiziaria, è una deflagrazione che colpisce al cuore la governance del territorio.
Inutile girarci intorno o affidarsi al politichese, i due erano, a tutti gli effetti, i deus ex machina di Comune e Provincia.
La loro uscita di scena, seppur cautelare, priva le istituzioni dei loro principali registi politici e rischia di penalizzare pesantemente l’azione amministrativa.
Restano scolpite le parole pronunciate dal Sindaco e Presidente della Provincia, Walter Tesauro, nei giorni successivi all’apertura dell’inchiesta.
Tesauro, parlando “da uomo aderente a Forza Italia” aveva rotto il silenzio con parole che mescolano garantismo e pragmatismo. Pur esprimendo “piena fiducia nel lavoro della magistratura”, Tesauro aveva blindato la sua amministrazione, parlando di una continuità d’azione basata su “principi morali, etici e di pieno rispetto della legalità”.
Tuttavia, tra il dire e il fare c’è di mezzo il peso specifico di una leadership, quella di Mancuso, che ha plasmato e diretto l’attuale assetto del centrodestra locale
Sebbene Tesauro garantisca che la macchina non si fermerà, il rischio di una paralisi politica è concreto: chi detterà ora la linea nei momenti di difficoltà? Le rassicurazioni di rito basteranno a tenere unita una coalizione che ha perso i suoi perni fondamentali?
Ma il vero interrogativo, però, si sposta ora sui banchi della minoranza, considerato che fino a questo momento, l’opposizione è apparsa tutt’altro che unita e compatta.
Resta impressa la conferenza stampa solitaria della consigliera Annalisa Petitto che, insieme aIsmaele La Vardera e Carmelo Miceli, già prima del provvedimento restrittivo di oggi, avevano invocato le dimissioni del Sindaco.
In quell’occasione, il resto dell’opposizione aveva scelto la via dell’assenza, forse per prudenza, per mancanza di una strategia comune o per altro.
Ora però che lo scenario è mutato drasticamente, la domanda sorge spontanea: l’opposizione continuerà a giocare di rimessa, o riuscirà a fare fronte comune per chiedere un “reset totale?”
A questo punto, la minoranza non può più permettersi il lusso della frammentazione o dell’attesa degli eventi giudiziari. Se vuole rappresentare un’alternativa credibile, la sua azione deve uscire dal recinto delle dichiarazioni isolate per farsi unica massa critica.
Il tempo dei “solisti” deve lasciare spazio a un coordinamento unitario.
Sereve un fronte comune che includa tutte le anime della minoranza, dicasi tutte, un modo anche per capire chi in questi mesi ha giocato con due mazzi di carte.
Singole uscite con richieste di dimissioni risulteranno un grido nel deserto, facilmente derubricabile dalla maggioranza come semplice attto di “sciacallaggio”.
Bisognerà insistere nel chiedere urgentemente un Consiglio Comunale straordinario, essendo a questo punto necessario portare il dibattito dentro l’aula. L’opposizione dovrebbe pretendere una sessione per discutere l’agibilità politica di una giunta che ha perso i suoi riferimenti strategici, chiedendo conto di come s’intenda procedere senza i propri mentori politici.
Ma più che puntare il dito sui singoli, la minoranza dovrebbe incalzare Tesauro sulla tenuta dei progetti per la città e la provincia. Il rischio di paralisi amministrativa e la perdita di autorevolezza nei tavoli sovracomunali sono gli argomenti più forti per mettere in discussione la prosecuzione del mandato.
Chiedere le dimissioni è solo l’atto finale, ma per essere efficace deve essere accompagnato da un progetto alternativo, che rassicuri i cittadini sulla continuità dei servizi e dello sviluppo territoriale, sempre che le opposizioni su questo ultimo punto siano pronte e non vorremmo pensare che sia proprio questo a frenare il tutto.
Siamo solo all’inizio di quella che si preannuncia come una stagione politica rovente.
L’opposizione è chiamata a un atto di maturità, se continuerà a muoversi in ordine sparso, lascerà che la giunta Tesauro prosegua nel solco di una “continuità” che oggi appare quantomeno “azzoppata”.
Se invece riuscirà a fare quadrato, mettendo da parte vecchi e nuovi dissapori, questo terremoto giudiziario potrebbe trasformarsi nell’occasione per un profondo rinnovamento politico del territorio nisseno.
Far politica non è partecipare a un seminario di filosofia o teologia applicata, è un’arena, dove “il toro va preso per le corna”, dove non ci si può far vedere nell’arena solo quando il toro è lontano e ripararsi quando è vicino, il “toro” si affronta a viso aperto e senza tentennamenti.
Bisogna però essere coscienti del proprio ruolo, l’essere oggi, prendendo spunto dai personaggi della corrida, dei “peones”, non voler dire essere personaggi di secondo piano, il “peones” deve saper accettare il suo attuale ruolo, utile alla raggiungimento del risultato finale.
Caltanissetta non può rimanere paralizzata, ha bisogno di una forte e decisa seduta di “fisioterapia riabilitativa”. Ad Maiora
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