Il Cremlino respinge la proposta ucraina per una zona franca gestita da terzi. Nel frattempo si registrano la visita a sorpresa del direttore della CIA John Ratcliffe e la missione umanitaria della Santa Sede condotta da Mons. Gallagher.
Il tabellone diplomatico sulla guerra in Ucraina registra una brusca frenata sul fronte negoziale, bilanciata tuttavia da un’intensa attività dietro le quinte. Da un lato il Cremlino ha chiuso nettamente le porte alla nuova proposta di pace avanzata da Volodymyr Zelensky; dall’altro, le strade di Mosca si sono incrociate in un inusuale viavai che ha visto protagonisti i vertici dei servizi segreti americani e i rappresentanti della Santa Sede.
Il “No” del Cremlino alla proposta di Zelensky
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha liquidato come «inaccettabile» l’ultimo piano per il cessate il fuoco presentato dal presidente ucraino. La bozza di Kiev prevedeva, tra i vari punti, l’istituzione di una zona economica libera nell’Ucraina orientale, da amministrare sotto la tutela di una parte terza neutrale con funzione di area cuscinetto.
Mosca ha ribadito la propria contrarietà sia all’ipotesi di cedere il controllo delle aree contese sia, soprattutto, all’eventuale presenza o schieramento di truppe o contingenti dei Paesi NATO nella regione.
Il blitz a sorpresa del capo della CIA
La reazione di rigetto da parte russa è arrivata mentre sulla capitale atterrava, a bordo di un velivolo Boeing C-17 dell’Aeronautica statunitense di stanza a Riga, il direttore della CIA John Ratcliffe.
Trattandosi di uno dei primi viaggi ufficiali del vertice dell’intelligence americana in Russia dall’inizio delle recenti fasi del conflitto, la missione – tenuta in massima riservatezza – testimonia la volontà da parte di Washington di mantenere aperti i canali di contatto diretto con Mosca. Secondo indiscrezioni di stampa internazionale, gli Stati Uniti avrebbero persino chiesto preventivamente a Kiev di limitare temporaneamente i raid a lungo raggio per consentire il regolare svolgimento dei colloqui riservati. Sul tavolo, oltre al dossier ucraino, potrebbero esserci questioni geopolitiche collaterali, tra cui le crescenti sanzioni statunitensi rivolte al programma nucleare iraniano e ai suoi partner commerciali.
La diplomazia vaticana punta sul fronte umanitario
Parallelamente alle manovre di intelligence, ha preso il via anche la missione della Santa Sede. L’inviato del Vaticano, monsignor Paul Richard Gallagher, ha incontrato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov.
«Questa guerra deve finire, il conflitto non può essere risolto esclusivamente con mezzi militari», ha dichiarato Gallagher a margine del colloquio con la diplomazia russa, definito «franco e costruttivo».
Pur nelle evidenti difficoltà di un dialogo politico di alto livello, la Santa Sede prosegue nell’azione diplomatica focalizzandosi su obiettivi concreti di natura umanitaria:
- Scambio di prigionieri: Agevolare le intese tra le parti per il rilascio dei combattenti catturati.
- Rimpatrio dei minori: Proseguire il lavoro già avviato dalle precedenti missioni del cardinale Matteo Zuppi per favorire il ricongiungimento dei bambini con le proprie famiglie.
Quadro diplomatico in sintesi
| Attore diplomatico | Azione / Posizione | Obiettivo dichiarato o implicito |
| Cremlino (Russia) | Bocciatura piano Zelensky | Rifiuto di presenze terze/NATO e no al congelamento delle posizioni |
| CIA (Stati Uniti) | Blitz e colloqui riservati a Mosca | Mantenimento dei canali di comunicazione diretti tra superpotenze |
| Santa Sede (Vaticano) | Incontro Gallagher-Lavrov | Mediazione umanitaria (prigionieri, bambini) e pressione per il dialogo |
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