Ore decisive per il Medio Oriente. Mentre il Pentagono stringe la morsa sullo Stretto di Hormuz e il Pakistan tenta una mediazione dell’ultimo minuto, il presidente USA valuta la ripresa dei raid militari insieme a Netanyahu.
Trump deciderà nelle prossime ore se riprendere gli attacchi militari contro l’Iran.
L’ufficio di Netanyahu: “Siamo pronti a qualsiasi scenario”.
Il countdown di Washington e l’asse con Tel Aviv
La tensione tra Washington e Teheran ha raggiunto il punto di rottura. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un avvertimento durissimo tramite la piattaforma Truth:
“Per l’Iran il tempo stringe e farebbero meglio a darsi una mossa, in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla. Il tempo è cruciale!”
Le parole del tycoon blindano un quadro diplomatico ormai congelato. Secondo l’emittente israeliana Kan, Trump ha avuto un colloquio telefonico di oltre mezz’ora con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Al centro del tavolo, la pianificazione di una imminente ripresa degli attacchi militari contro l’Iran. Durante la chiamata, il presidente USA ha inoltre aggiornato l’alleato sugli esiti della sua recente visita in Cina.
Da Tel Aviv la risposta è netta: l’ufficio del premier israeliano ha fatto sapere che le forze di difesa sono “pronte a ogni scenario”.
Il blocco navale a Hormuz: i numeri della crisi
Nel frattempo, sul campo, la pressione militare non fa che aumentare. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha aggiornato il bilancio delle operazioni a ridosso dello Stretto di Hormuz, dove il blocco navale è scattato lo scorso 13 aprile.
I numeri certificano una stretta militare senza sosta nelle ultime 24 ore:
| Stato delle imbarcazioni | Fino a ieri | Ultimo aggiornamento |
| Navi deviate | 78 | 81 |
| Navi bloccate | 4 | 4 |
Trattative al 77° giorno di guerra: il ruolo del Pakistan
L’escalation giunge al 77esimo giorno della guerra intrapresa da Stati Uniti e Israele. Nonostante i negoziati sul programma nucleare e sul conflitto siano in una fase di totale stallo, Trump ha comunque commentato la situazione in un’intervista rilasciata a Bfmtv:
– L’interesse di Teheran: “Non ho idea se si arriverà a un accordo a breve. Ma se non lo raggiungono, passeranno dei brutti momenti. Hanno tutto l’interesse a raggiungere un accordo”.
– La decisione imminente: Fonti della stampa statunitense, tra cui il New York Times, confermano che Trump scioglierà la riserva sulla ripresa dei bombardamenti nelle prossime ore, proprio a causa del fallimento dei passati round negoziali.
L’ultimo disperato tentativo diplomatico
Nel disperato tentativo di evitare il conflitto totale, il Pakistan sta giocando il ruolo di mediatore ufficiale tra la Repubblica Islamica e la Casa Bianca.
A Teheran si è appena concluso un vertice fiume durato circa tre ore presso il palazzo presidenziale: il ministro dell’Interno pakistano, Mohsin Naqvi, ha incontrato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
La linea ufficiale di Teheran, per ora, resta doppia: se da un lato Pezeshkian ribadisce che l’Iran “resta impegnato nella diplomazia e nelle soluzioni pacifiche”, dall’altro il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato da New Delhi di aver ricevuto messaggi da Washington per riaprire i canali, aprendo esplicitamente anche a un possibile aiuto da parte di Pechino. La palla, ora, passa interamente alla Casa Bianca.
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