Donald Trump annuncia che l’esecuzione di Nidal Hasan avverrà tramite plotone di esecuzione, ma non sarà trasmessa sui social. La decisione arriva dopo la ferma opposizione di 72 alti ufficiali in pensione e le critiche da Capitol Hill.
La svolta dopo le polemiche
Niente telecamere né trasmissioni live per l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra militare e autore della sanguinosa strage della base militare di Fort Hood del 2009. Donald Trump ha ufficializzato su Truth Social il cambio di rotta: la condanna a morte verrà eseguita mediante plotone di fucilazione, ma senza alcuna diretta streaming.
«Morirà, come previsto, davanti a un plotone d’esecuzione, ma l’evento non sarà trasmesso in streaming», ha chiarito il presidente americano. «Tuttavia, i familiari più stretti delle vittime potranno assistere all’esecuzione di persona, se lo desiderano. Meritano di vedere la giustizia in azione».
Le ragioni del dietrofront: pressione militare e politica
Inizialmente, Trump si era detto favorevole alla trasmissione pubblica dell’esecuzione, sostenendo che avrebbe potuto fungere da «forte deterrente» per mostrare come gli Stati Uniti rispondono al terrorismo. Tuttavia, la proposta ha scatenato un’ondata di reazioni negative sia in ambito politico che militare.
A determinare la retromarcia sono state due pressioni fondamentali:
- La lettera dei 72 alti ufficiali: Un appello firmato da 72 generali e ammiragli in pensione ha chiesto formalmente al Pentagono di evitare quello che hanno definito un “barbaro abuso di potere”, evidenziando come la diretta streaming avrebbe rischiato di trasformare Hasan in un martire per gli estremisti.
- I dubbi nel Congresso e nello staff: Secondo indiscrezioni di stampa, numerosi consiglieri e membri del Congresso hanno espresso forti perplessità sull’opportunità di trasformare una pena capitale in uno spettacolo mediatico.
In sintonia con la posizione del segretario alla Difesa Pete Hegseth, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha confermato che l’amministrazione è allineata sulla scelta di rinunciare alla trasmissione live.
La strage di Fort Hood (2009)
L’attacco condotto da Nidal Hasan il 5 novembre 2009 rimane una delle pagine più drammatiche della storia militare recente degli Stati Uniti. L’allora maggiore dell’esercito aprì il fuoco in un centro di elaborazione della base in Texas, uccidendo 13 persone (tra cui 12 militari e una soldatessa incinta) e ferendone gravemente altre 32, prima di essere immobilizzato dalla polizia.
Clima infuocato verso le Midterm
La vicenda si inserisce in un clima politico sempre più acceso in vista delle elezioni di metà mandato. Nel corso di un recente comizio in Arizona, Trump è tornato ad attaccare duramente la politica dei Democratici, difendendo al contempo con toni accesi la propria linea comunicativa e la leadership politica in vista dell’appuntamento elettorale.
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