CARACAS – Resta drammatica la situazione in Venezuela a seguito della devastante sequenza sismica che ha messo in ginocchio il Paese. Le due violentissime scosse principali, di magnitudo 7.2 e 7.5 della scala Richter, registrate a pochissimi secondi di distanza l’una dall’altra con epicentro nello stato di Yaracuy, hanno provocato il crollo istantaneo di centinaia di edifici, lasciando dietro di sé uno scenario apocalittico.
Il tragico bilancio delle vittime e la comunità italiana
Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dalle autorità e dalle agenzie di soccorso, il bilancio delle vittime è salito drammaticamente a 1.943 morti e oltre 10.000 feriti, ma il computo finale è purtroppo destinato a crescere a causa delle migliaia di dispersi ancora sepolti sotto le macerie.
Il sisma ha colpito duramente anche la folta comunità italo-venezuelana. Fonti diplomatiche e della Farnesina confermano che tra le vittime accertate si contano almeno 11 connazionali. Tra le storie più dolorose c’è quella del cinquantacinquenne Giuseppe Colaianni, originario della provincia di Enna, rimasto schiacciato dal crollo della propria abitazione a La Guaira dopo essere riuscito a mettere in salvo la moglie.
Le aree più colpite e i miracoli tra le macerie
La devastazione ha interessato la fascia settentrionale e costiera del Paese. Lo stato di La Guaira e la città di Tucacas sono l’epicentro della tragedia materiale: a Tucacas è interamente collassato il noto complesso residenziale La Mar Suites. Gravi danni e crolli parziali si registrano anche nei quartieri della capitale Caracas e nello stato di Miranda.
Nonostante la disperazione, non mancano i miracoli: nelle ultime ore i soccorritori sono riusciti a estrarre vivo un bimbo di soli 3 anni, rimasto intrappolato per giorni in una sacca d’aria sotto i detriti. I continui sciami sismici di assestamento complicano tuttavia le operazioni di scavo, minacciando la stabilità delle strutture rimaste in bilico.
Emergenza sanitaria, rifugi e tensioni sociali
Il sistema sanitario venezuelano, già strutturalmente fragile, è al collasso geometrico. Gli ospedali pubblici sono saturi, privi di farmaci essenziali e attrezzature d’emergenza. Per far fronte agli oltre centomila sfollati, la protezione civile locale ha attivato quasi 70 rifugi temporanei tra La Guaira, Caracas e Miranda.
Nelle prime fasi post-sisma, complici i blackout prolungati e l’interruzione totale delle linee di comunicazione, in diverse aree colpite si sono registrati diffusi episodi di tensioni sociali e saccheggi ai danni di attività commerciali e depositi di generi alimentari. La Guardia Nazionale Bolivariana è stata dispiegata in forze per tentare di ristabilire l’ordine pubblico nelle strade e scortare i convogli di aiuti.
La macchina degli aiuti internazionali
Dopo il rientro definitivo dell’allarme tsunami nel Mar dei Caraibi emesso nelle prime ore, la solidarietà internazionale si è attivata tempestivamente. Paesi limitrofi come Brasile, Ecuador e Panama hanno immediatamente inviato contingenti medici e aiuti umanitari. Sostegno e squadre di recupero specializzate sono giunti anche dagli Stati Uniti e dall’Europa, impegnati in una corsa contro il tempo per mappare le sorgenti estese della faglia e tentare di salvare le ultime vite rimaste isolate dal peggior disastro sismico registrato nel Paese dal 1900 a oggi.

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