Il Governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha autorizzato senza riserve il sorvolo del Paese da parte del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu lo scorso settembre, per consentirgli di recarsi all’Assemblea ONU di New York e incontrare il Presidente americano Donald Trump.
La decisione, rivelata in una risposta parlamentare del Ministero degli Esteri e riportata da ilFattoQuotidiano, chiarisce la posizione dell’esecutivo, che ha definito la missione come di “carattere eminentemente diplomatico”, ignorando preventivamente l’eventuale, seppur non ancora notificato, mandato di arresto della Corte Penale Internazionale (CPI).
La questione era emersa a seguito di un articolo del quotidiano israeliano Haaretz, secondo cui l’aereo di Stato di Netanyahu, il “Wings of Zion”, avrebbe deliberatamente evitato lo spazio aereo di Spagna e Francia, optando invece per una rotta che passava sull’Italia e la Grecia.
Questo scenario ha spinto la deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, a presentare un’interrogazione al Governo per sapere se i ministri competenti fossero stati informati e se l’Italia intendesse dare seguito a un potenziale mandato di arresto della CPI.
A fornire la risposta ufficiale è stato il Sottosegretario agli Affari Esteri, Giorgio Silli, svelando i dettagli dell’autorizzazione. Nonostante la Farnesina non avesse ricevuto una richiesta diretta da Tel Aviv, il Ministero della Difesa era stato informato.
“L’autorizzazione al volo è stata concessa dall’autorità militare competente, a seguito di una richiesta di sorvolo presentata direttamente al Csa – Comando squadra aerea – Stato Maggiore, per un velivolo che recava a bordo l’indicazione Head of State,” ha spiegato Silli.
Il punto cruciale della risposta riguarda tuttavia l’eventuale azione in caso di mandato CPI.
Il Sottosegretario Silli ha specificato che, al momento, non è giunta alcuna richiesta ufficiale allo Stato italiano. Tuttavia, ha chiarito la linea politica del Governo:
“Le iniziative di Netanyahu erano di carattere eminentemente diplomatico, che non è nell’interesse dell’Italia, né della regione mediorientale, ostacolare.”
La posizione del Governo Meloni si giustifica nell’ottica di favorire “ogni occasione di dialogo utile a sostenere percorsi di de-escalation e a promuovere prospettive concrete di pace e stabilità, a beneficio anche e soprattutto della popolazione civile di Gaza”.
Silli ha concluso sostenendo che la missione in questione abbia addirittura portato a “significativi progressi” per la pace a Gaza, pur assicurando il pieno rispetto degli obblighi internazionali della CPI.
La deputata del M5S, Stefania Ascari, ha definito la risposta del Governo come “clamorosa”. Pur prendendo atto dell’assicurazione sul rispetto degli obblighi internazionali della CPI, Ascari ha alzato il tono della polemica in relazione alla guerra a Gaza:
“Mi aspetto che Tajani dichiari pubblicamente questo cambio di posizione del governo, dicendosi pronto ad arrestare il criminale di guerra e contro l’umanità Netanyahu, che ancora oggi a Gaza porta avanti il genocidio.”
La vicenda mette in luce la delicata posizione geopolitica dell’Italia, stretta tra l’alleanza con Israele e il rispetto degli obblighi giuridici internazionali in un contesto di crescente pressione globale sul conflitto in Medio Oriente.
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