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Vigilanza Rai: si dimettono tutti i commissari di opposizione. Floridia consegna le dimissioni ai presidenti delle Camere: «Maggioranza usa un metodo da ricatto, la misura è colma»

By Redazione 100 Views 6 Min Read
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Clamoroso strappo istituzionale sul fronte del servizio pubblico. Tutti i componenti di opposizione della commissione di Vigilanza Rai hanno rassegnato le proprie dimissioni in blocco. A guidare il passo d’addio è la stessa presidente dell’organismo, la senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia, che ha formalmente consegnato le sue dimissioni nelle mani del presidente del Senato, Ignazio La Russa, e del presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Insieme a lei lasciano l’organo di garanzia parlamentare tutti i rappresentanti di Partito Democratico, M5S, Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) e Italia Viva, a ridosso della presentazione ufficiale dei palinsests televisivi.

Contents
Un anno e mezzo di stallo istituzionaleLa durissima denuncia di Barbara Floridia: «Commissione usata come foglia di fico»L’atto d’accusa sulla gestione Rai e i “fallimenti” editorialiIl coro delle opposizioni

Un anno e mezzo di stallo istituzionale

La decisione drastica arriva al culmine di mesi di totale paralisi dei lavori. Al centro della contesa c’è la nomina alla presidenza formale della Rai, una carica vacante ormai dall’ottobre del 2024. Il centrodestra ha costantemente spinto per l’elezione di Simona Agnes (in quota Forza Italia), per la quale è però necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi in commissione di Vigilanza.

Di fronte al fermo “no” delle minoranze, la maggioranza di governo ha risposto facendo sistematicamente mancare il numero legale nelle ultime sessioni. Una strategia di boicottaggio che ha congelato l’attività ordinaria dell’organismo di controllo, riunitosi negli ultimi 18 mesi solo per audizioni straordinarie (come quella dell’Ad Giampaolo Rossi o in seguito alle minacce subite dal giornalista Sigfrido Ranucci).

La durissima denuncia di Barbara Floridia: «Commissione usata come foglia di fico»

In un lungo e dettagliato post sui suoi canali social, Barbara Floridia ha spiegato i motivi di una scelta definita «sofferta ma necessaria e inevitabile». L’ex presidente ha lanciato accuse pesantissime alle forze di governo, parlando apertamente di una democrazia violata: «Da quasi due anni le forze che sostengono il Governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della Commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla Presidenza della Rai. Il blocco non è per ragioni istituzionali o divergenze nel merito, ma solo per ricatto».

Floridia ha sottolineato l’eccezionalità negativa di questo blocco, evidenziando che «non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa». Secondo la senatrice M5S, presiedere la Vigilanza non aveva più alcun senso, poiché l’organismo era stato ormai «svuotato delle proprie funzioni» e veniva mantenuto in vita artificialmente dalla maggioranza «solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che pagano il canone».

La parlamentare ha chiarito che non si tratta di una resa, bensì di un «atto di libertà e di denuncia» contro una pericolosa ferita istituzionale, arrivato adesso perché «la misura è colma» a un anno dalla fine della legislatura.

L’atto d’accusa sulla gestione Rai e i “fallimenti” editoriali

La posizione espressa da Floridia ricalca e approfondisce la lettera formale inviata dai commissari dimissionari ai vertici del Parlamento. Nel mirino delle opposizioni c’è lo stato di salute in cui versa Viale Mazzini, descritto come «uno degli spettacoli più desolanti nella storia recente del servizio pubblico».

Nella denuncia comune viene evidenziato il «costante calo degli ascolti», la «perdita di credibilità» dell’azienda e il mancato adeguamento dell’Italia al regolamento europeo Media Freedom Act, in vigore da un anno. Floridia ha inoltre puntato il dito contro logiche aziendali che avrebbero premiato quasi esclusivamente «l’appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità e l’indipendenza». L’ex presidente ha aspramente criticato la gestione editoriale, accusando i vertici di aver messo ai margini e umiliato i professionisti storici della Rai per «stendere tappeti rossi e garantire ponti d’oro» a nuovi programmi che si sono poi trasformati in «clamorosi fallimenti», e che ciononostante sono stati confermati nei nuovi palinsesti.

Il coro delle opposizioni

Al coro di proteste si è unita Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva e vicepresidente uscente della commissione, che ha bollato l’atteggiamento delle forze di governo come «inqualificabile», ribadendo che la Rai e le istituzioni meritano rispetto. Sulla stessa linea Peppe De Cristofaro (Avs), che ha definito le dimissioni di massa «l’unico modo per superare un impasse istituzionale inaccettabile e antidemocratico».

Il Parlamento si trova ora di fronte a una crisi istituzionale senza precedenti, con l’organo deputato alla garanzia del pluralismo informativo del Paese che risulta totalmente azzerato nelle sue rappresentanze di minoranza.

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