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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Violenza sulle donne, stop alla legge sul consenso. Tensioni nella maggioranza
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Violenza sulle donne, stop alla legge sul consenso. Tensioni nella maggioranza

Last updated: 27/11/2025 5:52
By Redazione 69 Views 10 Min Read
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Il ddl si è fermato in Senato per il no della Lega. Si riapre un caso politico a pochi giorni dall’accordo bipartisan tra Meloni e Schlein

Contents
Perché è stata rinviataCosa prevede ora il ddl stupro all’esame del SenatoLe reazioniSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.                                                 


La legge sul consenso in materia sessuale non vedrà la luce prima di febbraio 2026. A farlo sapere è Giulia Bongiorno, presidente leghista della Commissione Giustizia del Senato. “In commissione la legge sarà pronta a gennaio. A febbraio potrebbe già esserci l’approvazione in Senato”, ha garantito al termine di un giornata tesissima, che ha visto l’affondo contro la legge di Matteo Salvini e la difesa d’ufficio da parte dei ministri Nordio e Roccella che giustificano gli approfondimenti. 

La maggioranza ha deciso di rinviare tutto ieri, giorno in cui era previsto l’avvio della discussione in Senato sulla riforma del reato di violenza sessuale, La legge, che introduce nel codice penale il concetto di “consenso libero e attuale”, è stata approvata all’unanimità alla Camera e presentata come un accordo bipartisan tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Ma in commissione Giustizia, la coalizione di governo ha chiesto un nuovo passaggio. E l’opposizione parla di un “voltafaccia” e di un patto politico tradito.

Perché è stata rinviata

La richiesta di rinvio è partita dalla Lega ed è stata poi seguita da Fratelli d’Italia e Forza Italia: tutte e tre le forze della maggioranza hanno detto di voler chiarire soprattutto il significato del comma sulla “minore gravità”, che prevede una riduzione della pena fino ai due terzi. È un passaggio già presente nel codice penale e sempre considerato ambiguo, secondo Giulia Bongiorno, che chiede “definizioni più chiare”.

“È vero che c’era un accordo tra Schlein e Meloni, ma non nel dettaglio, del singolo comma, o che la norma dovesse passare il 25. Escludo categoricamente di parlare di ritardi e di rinvii”, così Giulia Bongiorno a Radio 24.

“Il ddl sul consenso è assolutamente condivisibile come principio, però una legge che lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo è una legge che rischia di intasare i tribunali e di alimentare lo scontro, invece di ridurre le violenze” ha affermato il leader della Lega Matteo Salvini a margine della conferenza stampa convocata dal partito alla Camera sui risultati delle regionali, che hanno visto il Carroccio rafforzato, soprattutto in Veneto, e rinvigorito il suo peso nella coalizione.

Concetto in sostanza sposato dal ministro della Giustizia Nordio e dalla ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. “Quando si modifica una norma della parte generale del Codice penale che riguarda, per esempio, il caso dell’elemento soggettivo del reato, come la consapevolezza del consenso o del dissenso – ha argomentato Nordio -, tocchi i nervi vitali del codice. Non puoi affidarti alla emotività di una elaborazione a-tecnica. Devi valutare virgola per virgola, proprio per evitare un domani delle interpretazioni eccentriche”. La ministra Roccella va al di là delle “interpretazioni eccentriche” e cerca di chiarire il nocciolo del problema: “sulla legge sul consenso il rischio è il rovesciamento dell’onere della prova, questo è il dubbio”. 

Cosa prevede ora il ddl stupro all’esame del Senato

La proposta di legge sulla violenza sessuale approvata in prima lettura dalla Camera e bloccata al Senato consiste in un unico articolo, che riscrive integralmente l’art. 609-bis del  codice penale, sostituendo l’attuale modello “vincolato” – in cui la violenza sessuale è definita da costrizione, minaccia o abuso di autorità – con un modello basato sul consenso. È un cambiamento molto rilevante: oggi alcuni comportamenti non violenti o non minacciosi, pur privi di consenso, non vengono considerati penalmente come violenza sessuale. Con questa modifica l’Italia si allineerebbe ai 21 paesi europei che già hanno introdotto il principio “solo sì significa sì”.

– IL CONSENSO LIBERO E ATTUALE: Il nuovo testo introduce la nozione di “consenso”, in linea con i fondamenti della Convenzione di Istanbul, di cui le componenti essenziali sono identificate nella libertà e nell’attualità. L’esito è che qualunque atto sessuale posto in essere senza che vi sia il consenso libero e attuale della persona coinvolta è configurabile come reato di violenza sessuale. 

– LE TRE CONDOTTE DELITTUOSE – L’attuale articolo del codice penale, comma 1, sancisce che “chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni”. Una formulazione così riscritta dalla pdl: “Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero ed attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni”. Dunque, oltre all’introduzione del concetto di consenso libero ed attuale, vengono individuate tre diverse possibili condotte che costituiscono il reato di violenza sessuale: il compiere atti sessuali su un’altra persona; il far compiere atti sessuali ad un’altra persona; il far subire atti sessuali ad un’altra persona. 

 – LA “PARTICOLARE VULNERABILITA’ – Il secondo comma dell’articolo 609-bis del codice penale oggi accende i riflettori su chi “induce” a “compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa  al momento del fatto”. Secondo la modifica introdotta c’è  violenza sessuale ogni volta che si costringa qualcuno a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità; e ogni volta che si abusa delle condizioni di  inferiorità fisica o psichica o di particolare vulnerabilità  della persona offesa”. Viene introdotta, dunque, la nuova previsione della condizione di “particolare vulnerabilità”, con  l’obiettivo di ricomprendervi quelle condizioni soggettive,  individuali, familiari e di contesto che possono rendere la  vittima più vulnerabile alle richieste sessuali. Pregiudicando,  appunto, l’espressione di un consenso libero ed attuale.  

– LE ATTENUANTI – Il terzo comma mantiene, infine, per “i casi di minore gravità”, la circostanza attenuante già prevista dalla norma vigente, che comporta la diminuzione della pena in misura non eccedente i due terzi.

Le reazioni

Immediate le reazioni delle opposizioni che definiscono “inaccettabili e gravissime” queste spiegazioni mentre una parte di magistrati contesta nel merito le affermazioni della Roccella. “Non è assolutamente vero che introdurre il concetto di consenso libero ed attuale” nel reato di violenza sessuale “costituisca un’inversione dell’onere della prova”, ribatte il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, magistrato da decenni impegnato nel contrasto alla violenza di genere.

La leader dem Elly Schlein non ci sta e si rivolge direttamente “ai piani alti”: “Ho sentito Giorgia Meloni e le ho chiesto di far rispettare gli accordi”. La legge “era stata approvata all’unanimità meno di una settimana fa. Ora sarebbe grave se, sulla pelle delle donne, si facessero rese dei conti post elettorali all’interno della maggioranza. Auspico Meloni faccia rispettare gli accordi”. 

“È un voltafaccia della maggioranza, non ci fidiamo più”, scandisce la capogruppo Iv Maria Elena Boschi.

Fonte RaiNews.it

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