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Voci arabe sulla guerra in Iran: le reazioni di tv e giornali del Medio Oriente

Last updated: 02/03/2026 16:59
By Redazione 95 Views 11 Min Read
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Da chi considera l’attacco di Usa e Israele come una violazione del diritto internazionale, a chi paragona un eventuale crollo del regime di Teheran alla fine dell’URSS, a chi pensa che la Guardia Rivoluzionaria ne uscirà ancora più forte

Contents
Iran, appello di Moshir Pour: “Prigionieri politici e dissidenti a rischio nel carcere del terrore”Bbc Arabic: “Dopo il crollo del regime un governo militare”Al Jazeera: “Il crollo degli ayatollah come la fine dell’Urss”Al Arabiya: “Da una fonte di instabilità a un’altra”Arab48: “La guerra rafforza il regime di Teheran”Al Mayadeen: “Violazione del diritto internazionale”Sky New Arabia: le conseguenze sul commercioSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

Un punto di vista diverso sulla guerra in Iran, quello dell’opinione pubblica del Medio Oriente espressa dalle principali tv e quotidiani in lingua araba. Media che hanno sede negli Stati finiti sotto l’ondata di missili lanciati da Teheran contro Bahrain, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Emirati e Giordania. O nel Libano colpito invece da Israele come reazione contro gli attacchi di Hezbollah.

L’opinione degli arabi, in arabo “Rai al Arab”, esprime punti di vista diversi, da chi considera l’attacco contro l’Iran come una violazione del diritto internazionale, a chi invece vede un potenziale crollo del regime iraniano come un’opportunità paragonabile alla fine dell’Unione Sovietica nel 1991.


Un punto di vista diverso sulla guerra in Iran, quello dell’opinione pubblica del Medio Oriente
 espressa dalle principali tv e quotidiani in lingua araba. Media che hanno sede negli Stati finiti sotto l’ondata di missili lanciati da Teheran contro Bahrain, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Emirati e Giordania. O nel Libano colpito invece da Israele come reazione contro gli attacchi di Hezbollah.

L’opinione degli arabi, in arabo “Rai al Arab”, esprime punti di vista diversi, da chi considera l’attacco contro l’Iran come una violazione del diritto internazionale, a chi invece vede un potenziale crollo del regime iraniano come un’opportunità paragonabile alla fine dell’Unione Sovietica nel 1991.

Iran, appello di Moshir Pour: “Prigionieri politici e dissidenti a rischio nel carcere del terrore”

02/03/2026

Apri contenuto 

Bbc Arabic: “Dopo il crollo del regime un governo militare”

Sul sito di Bbc Arabic, edizione in lingua araba della Bbc, il corrispondente Frank Gardner pubblica un commento dal titolo “Cosa potrebbe accadere dopo l’attacco israelo-americano all’Iran? Porterà a un cambio di regime?”. Gardner esclude che la guerra possa condurre l’Iran a una transizione verso la democrazia o a un regime più moderato.

L’alternativa più probabile è che il crollo del regime porti a una “sua sostituzione con un regime militare”. L’articolo di Bbc Arabic sottolinea: “Sebbene il regime sia impopolare per molti e ogni nuova ondata di proteste lo abbia ulteriormente indebolito nel corso degli anni, esiste un apparato di sicurezza profondo e potente con un interesse personale nel mantenimento dello status quo. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC), ad esempio, è fortemente coinvolto nell’economia iraniana”.

Per questo, nel caos che potrebbe seguire agli attacchi, “l’Iran finirebbe sotto il controllo di un forte governo militare composto principalmente da figure dell’IRGC”.

Al Jazeera: “Il crollo degli ayatollah come la fine dell’Urss”

Sul sito in lingua araba di Al Jazeera, canale satellitare finanziato dal Qatar, un articolo di Hassan Ourid, accademico marocchino, sostiene invece che “il collasso del regime iraniano non è più una semplice ipotesi, ma una concreta possibilità che rimodellerà la mappa del Medio Oriente, una regione che ha vissuto per quasi cinquant’anni sotto l’influenza della Rivoluzione iraniana”.

Per Ourid, “si tratta di un cambiamento strategico non meno significativo della caduta dell’Unione Sovietica, che ha avuto numerose ripercussioni nei paesi limitrofi, in particolare nell’Europa orientale”.

Il commento di Al Jazeera giunge alla conclusione che “è fondamentale gestire efficacemente i potenziali cambiamenti per prevenire ripercussioni negative per la regione ed evitare di ripetere i disastrosi precedenti di interventi militari statunitensi di successo con conseguenze geostrategiche catastrofiche, come si è visto nella Guerra del Golfo del 1991, nella guerra in Somalia del 1993, nella guerra in Afghanistan del 2001 e nella guerra in Iraq del 2003”.

Al Arabiya: “Da una fonte di instabilità a un’altra”

Al Arabiya, canale satellitare dell’Arabia Saudita, ripubblica l’editoriale di Al-Watan firmato da Abdulwahab Badrakhan, in cui si paventa: “La lezione inquietante di ciò che sta accadendo è che se la regione si libera di una fonte di instabilità (l’Iran), ne erediterà un’altra (Israele). Il primo (l’Iran) è stato spinto dalla sua ideologia oscurantista a espandersi oltre i propri confini, mentre il secondo (Israele) agisce con una mentalità biblica completamente fuori dal tempo e sogna di impossessarsi dell’eredità dell’Iran”.

Al Arabiya afferma che gli attacchi di Stati Uniti e Israele sono stati accompagnati da “un parallelo filone di disinformazione, che ha deliberatamente messo in luce divergenze e disaccordi riguardo ai negoziati e a qualsiasi potenziale accordo”.

L’articolo rivela che “la decisione di scatenare la guerra è stata presa alla fine dello scorso anno in Florida, dove Donald Trump e Benjamin Netanyahu si erano incontrati. Netanyahu aveva annunciato di avere presentato il programma missilistico iraniano per convincere il presidente americano della necessità di eliminarlo”.

Arab48: “La guerra rafforza il regime di Teheran”

Su Arab48, quotidiano palestinese con sede ad Haifa, in Israele, Suhail Kiwan osserva che “l’assassinio di una figura di spicco come Ali Khamenei non significa necessariamente il crollo dello Stato, né necessariamente la continuazione di una guerra senza fine. I regimi ideologici tendono spesso a riorganizzarsi di fronte a un grave shock esterno. L’Iran possiede una struttura istituzionale coesa, che include il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, e istituzioni costituzionali in grado di gestire un trasferimento di potere”.

Kiwan aggiunge: “In realtà, l’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei potrebbe avere l’effetto opposto a quello che Trump e il suo partner Netanyahu pensano. Il popolo iraniano ha una lunga e ricca storia e civiltà; non è un insieme di bande. Sebbene vi sia effettivamente un’opposizione interna al regime, ciò non significa che rinuncerà alla propria dignità nazionale. Qualsiasi alternativa al regime che arrivi su una portaerei americana e con il supporto di Israele non sarà benvenuta dal popolo iraniano. L’opposizione è accettabile, ma il tradimento e la sottomissione no”.

Al Mayadeen: “Violazione del diritto internazionale”

Il sito web di Al Mayadeen, tv libanese considerata vicina a Hezbollah e allineata con l’Iran, pubblica un editoriale firmato dalla professoressa Leila Nicolas, intitolato: “L’assassinio dell’Ayatollah Khamenei nell’equilibrio del diritto internazionale”.

“Questo assassinio crea un pericoloso precedente, prendendo di mira la massima autorità dello Stato. L’evento è avvenuto appena 48 ore dopo un ciclo di negoziati a Ginevra”, scrive Nicolas, aggiungendo: “Questa coincidenza temporale tra il tavolo dei negoziati e il campo degli assassini solleva questioni giuridiche che trascendono il dibattito politico e toccano il cuore stesso delle norme che disciplinano l’uso della forza nel diritto internazionale”.

L’articolo di Al Mayadeen prosegue: “Quanto all’affermazione secondo cui l’Iran rappresenti una minaccia, giustificando così un attacco preventivo, tale pretesto è giuridicamente invalidato quando si dimostra che la parte presa di mira era impegnata in negoziati seri. I negoziati stessi implicano il riconoscimento di canali alternativi alla forza, il che nega la condizione di estrema necessità e forza schiacciante”.

Sky New Arabia: le conseguenze sul commercio

Il sito di Sky New Arabia pubblica un approfondimento sugli effetti della guerra a livello di commercio internazionale. “Sabato le compagnie assicurative contro i rischi di guerra hanno emesso avvisi di disdetta per le polizze che coprivano le navi in transito attraverso il principale punto di strozzatura petrolifera, e si prevede che i tassi aumenteranno fino al 50% nei prossimi giorni”, registra l’articolo.

“Per una nave del valore di 100 milioni di dollari, ciò si traduce in un aumento da 250.000 a 375.000 dollari a viaggio”, spiega Sky New Arabia, che cita un esperto di mercati finanziari, Mohammed Said, secondo cui fa particolarmente riflettere il fatto che “la reazione è arrivata dalle compagnie di assicurazione marittima, che si sono affrettate a emettere rare notifiche di disdetta delle polizze di copertura per i rischi di guerra esistenti, concedendo un periodo di grazia di non più di 72 ore prima di sospendere completamente la copertura per le navi che entrano nella regione”.

Per l’esperto le nuove tariffe, applicate a “una superpetroliera del valore di circa 100 milioni di dollari”, fanno sì che “il costo dell’assicurazione di un singolo viaggio è balzato da circa 250.000 dollari a ben 500.000 dollari”.

Fonte RaiNews.it di Pietro Vernizzi

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