Quando i palazzi del potere avvertono la spinta di un Paese reale che chiede cambiamento, la risposta dei partiti tradizionali è sempre la stessa: blindare la fortezza e cambiare le regole del gioco a partita in corso.
L’ultima riforma della legge elettorale passata al Senato (ribattezzata “Melonellum”) ne è l’ennesima prova. Dietro il paravento formale del “ritorno alle preferenze”, si nasconde uno sbarramento ad hoc concepito per tutelare chi è già accomodato in Parlamento e soffocare sul nascere i progetti civici, i movimenti territoriali e le forze indipendenti.
Il mirino puntato sui territori
A denunciare apertamente la natura escludente della norma è stato Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico Italia:
«È una norma ad personam contro Progetto Civico Italia e contro le forze libere. Vogliono escluderci ed evitare che chi rappresenta realmente i territori e la società civile possa competere su scala nazionale.»
Il meccanismo creato dalla maggioranza parla chiaro:
- Per le forze civiche ed extra-parlamentari: l’obbligo di raccogliere fino a 6.000–7.000 firme cartacee per ciascun collegio, per una soglia totale che supera le 700.000 firme a livello nazionale. Il tutto aggravato dal no secco all’uso della firma digitale.
- Per i partiti tradizionali: esenzioni, corsie preferenziali e il mantenimento dei capilista bloccati, pronti a blindare le posizioni dei soliti fedelissimi di segreteria.
La battaglia democratica e l’appello al Quirinale
Di fronte a quello che si configura come un vero e proprio ostacolo burocratico alla partecipazione democratica, la protesta delle forze civiche sta valicando i confini parlamentari. Onorato ha promosso un’iniziativa istituzionale inviando una lettera ufficiale al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo il suo intervento a tutela del pluralismo e della Costituzione.
Nel frattempo, la mobilitazione raccoglie consensi anche tra i leader dell’opposizione: Giuseppe Conte ha garantito il supporto del M5S per l’eventuale raccolta firme, mentre Elly Schlein ha promesso battaglia d’aula contro il provvedimento.
La risposta dei cittadini
Se la politica tradizionale pensa di fermare il rinnovamento con un cavillo o un emendamento, commette un grave errore di valutazione. La forza di un progetto civico non nasce da una concessione del palazzo, ma dal legame con le comunità locali.
Come promesso dai vertici di Progetto Civico Italia, se la maggioranza non tornerà sui suoi passi la risposta sarà la mobilitazione di piazza e il raddoppio della presenza nei quartieri. Le regole della casta si possono pure piegare nel segreto dell’aula parlamentare, ma la voglia di cambiamento della gente non si cancella per legge.
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