Dopo la Germania, anche Berna si allinea al nuovo Patto UE su migrazione e asilo. La Segreteria di Stato elvetica conferma la prenotazione dei primi voli di riammissione verso la penisola entro la fine di agosto, mentre resta incertezza sulla risposta di Roma.
Il quadro delle relazioni europee sulla gestione dei flussi migratori continua a farsi sempre più complesso. A distanza di pochi giorni dalle tensioni emerse con Berlino e dalle recenti manovre di controllo alle frontiere, anche la Svizzera ha annunciato la ripresa formale dei trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo entrati irregolarmente nel proprio territorio dopo essere sbarcati o transitati nella penisola.
Pur non facendo parte dell’Unione Europea, la Confederazione elvetica aderisce allo spazio Schengen e ha deciso di recepire le linee guida del nuovo Patto UE sulla Migrazione e l’Asilo. La decisione interrompe uno stallo procedurale che durava da quasi quattro anni, durante i quali i trasferimenti ex regolamento di Dublino erano rimasti per lo più bloccati a causa dei saturati sistemi d’accoglienza italiani e della chiusura alle riammissioni da parte dell’esecutivo di Roma.
La posizione di Berna: “Voli già prenotati”
I contatti operativi tra la Confederazione e le autorità italiane si sono intensificati nelle ultime ore. Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), ha dichiarato alla stampa svizzera-tedesca che “i primi voli per la restituzione dei migranti sono già stati prenotati per la fine di agosto”.
Dalle prime stime, la platea potenziale di richiedenti asilo coinvolti dalla misura elvetica sfiorerebbe le 650 persone. Da parte elvetica si sottolinea la volontà di procedere in modo graduale per evitare una congestione dell’infrastruttura d’accoglienza italiana, ma la posizione politica di Berna resta ferma: chi entra in Europa passando dall’Italia e presenta domanda di protezione in Svizzera deve essere preso in carico dal Paese di primo ingresso.
Le regole del Patto UE e l’incognita Roma
Il nuovo quadro normativo dell’Unione Europea sancisce principi stringenti per la ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri e i Paesi dell’area Schengen. Da un lato, il sistema impone agli Stati di “prima linea” — tra cui l’Italia — l’obbligo di identificare e processare tempestivamente le domande di asilo dei migranti in arrivo. Dall’altro, stabilisce meccanismi di solidarietà e compensazione finanziaria a favore dei paesi maggiormente sottoposti a pressione migratoria.
Resta tuttavia da capire come risponderà ufficialmente il Ministero dell’Interno italiano. Nei mesi scorsi il Viminale ha più volte ribadito l’impossibilità di riaccogliere i cosiddetti “dublinanti” inviati dagli altri partner europei fino a quando non saranno pienamente operativi ed equilibrati i meccanismi di redistribuzione stabiliti a livello comunitario.
Casi emblematici e tensioni di frontiera
L’annuncio di Berna giunge in un momento particolarmente delicato sulle direttive migratorie continentali. Parallelamente, continuano a far discutere le vicende dei respingimenti dalla Germania, dov’è recente il caso di una giovane ventiduenne somala colpita da provvedimento di espulsione verso l’Italia e momentaneamente protetta dall’asilo ecclesiastico concesso da una comunità evangelica in Baviera.
L’asse tra leAlpi rischia così di diventare un ulteriore banco di prova politica per il Governo Meloni, chiamato a bilanciare la tenuta del sistema d’accoglienza interno con la pressione diplomatica proveniente sia dai partner UE sia dai Paesi confinanti extra-UE.
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